IL NEGOZIO DI FILATI
Fiorini Giuseppina nasce a Cagli nel 1917.
Il padre era un autista di corriere e collegava il tratto tra Fossato e Fano. La madre era del Pelingo, era “una possidente molto in vista”. Si è trasferita dopo il matrimonio a Cagli.
Giuseppina dall’età di 6 anni è andata a scuola in un istituto di suore che ha frequentato fino al matrimonio tutti i pomeriggi. Ricorda una suora bravissima che le ha insegnato a ricamare molto bene. Dopo le elementari ha frequentato fino alla terza un ginnasio privato.
La madre l’ha convinta a non continuare gli studi (“stai a casa, tu non hai bisogno di continuare”), ma Giuseppina si è pentita di questa scelta perché molte delle sue amiche hanno proseguito e oggi pensa che sarebbe stata più indipendente. In famiglia il padre “non si interessava [di questa questioni] era la mamma che decideva tutto”.
Il fratello invece ha continuato ad andare a scuola perché la madre era contenta che il maschio avesse un titolo di studio; prima ha fatto fino alla terza a Cagli e poi il liceo ad Ancona dove andava in bicicletta passando per Iesi. Presa la licenza è andato a Bologna. Poi a Novara ha fatto un concorso ed è stato trasferito a Marghera come ingegnere.
I genitori, quando Giuseppina era piccola, decidono di acquistare un negozio che “era particolare” perché vendeva anche i filati di canapa e cotone. In campagna a quel tempo quasi tutti avevano il telaio, tessevano in casa e facevano lenzuola, coperte… non tutti vendevano questi articoli e per questo andavano nel loro negozio persone che venivano anche dai paesi vicini.
Giuseppina stava in negozio ma non lavorava: “mi trattavano molto bene i genitori” dice “vestivo molto bene, frequentavo gente di un certo livello”. Si occupava del negozio solo la mamma, poi quando il babbo è andato in pensione, l’ha aiutata.
Avevano dei rifornitori ebrei ad Ancona che “erano delle persone molto perbene”, commercianti di un certo livello. Quando hanno capito che sarebbero stati perseguitati hanno lasciato Ancona e sono andati in Israele.
Durante il periodo fascista ricorda che una sera un vicino che era socialista è passato dalla finestra e, dopo aver chiesto aiuto al padre, si è nascosto in casa loro perché era inseguito dai fascisti.
Il padre non era iscritto a nessun partito. Quando viaggiava con la corriera gli capitava che ci fossero dei ricercati politici e lui li nascondeva. “Non era ne fascista ne comunista, forse era più della parte del fascismo” dice Giuseppina.
Si parlava di politica in famiglia ma non sono mai stati coinvolti direttamente in politica, “in casa si davano dei giudizi ma rimanevano fra noi”. Il padre quindi non ha mai imposto un pensiero politico alla famiglia.
Giuseppina si è fidanza molto presto, a 15 anni, con un signore di Cagli che abitava vicino a casa sua. Quella volta “non usava” che una ragazza andasse a passeggio con un ragazzo e si parlavano dalla finestra. Si conoscevano da sempre, uscivano con la stessa comitiva. I primi tempi quando andava a trovarla c’era sempre la madre, era, dice, “un amore platonico”.
Il marito studia a Villa Caprile per Perito Agrario. E’ andato a fare il militare, gli piaceva, è rimasto lì e ha fatto carriera, questo prima della guerra. Era avanguardista “come tutti” e la sua adesione all’esercito era forse dovuta al fatto che pensava fosse una sistemazione definitiva.
A Fano fa il Corso Allievi, poi lo trasferiscono a Cesena, a Tortona e infine al confine francese. Giuseppina è stata fidanzata solo con lui quindi “lui stava lontano e io facevo la fidanzata qua”. Le amiche erano molto più libere potevano andare a ballare, lei poteva andarci ma “per rimanere fedele alla parola data…[rimaneva a casa]”, al fidanzato infatti sarebbe dispiaciuto se fosse uscita senza di lui.
In quel periodo si scrivevano tutti i giorni e si raccontavano quello che accadeva. Si inviavano anche delle fotografie. Giuseppina conserva ancora le lettere.
Si sposano nel ’41, in periodo di guerra, ma a Sant’Anna di Valdieri dov’era il marito Ufficiale, “in fondo” dice “ era tranquillo” tanto che andavano i reali in villeggiatura “io i periodi più belli li ho passati là” dice Giuseppina.
Ricorda che quando hanno espulso gli ebrei dalla Francia questi hanno valicato la montagna per chiedere ospitalità alle persone che abitavano a Valdieri; erano stati però esposti dei manifesti che impedivano a chiunque di nasconderli, pena la fucilazione; “allora venivano a bussare ma non potevamo ospitarli. Chissà che fine hanno fatto? Erano in tanti”.
Quando è stato arrestato Mussolini non è successo niente in caserma. Dopo l’8 settembre invece i militari sono scappati tutti, “il colonnello non sapeva cosa fare”. Giuseppina è rimasta in casa sola mentre il marito è andato in montagna con i partigiani temendo di essere preso e portato in Germania. Fa quindi un scelta coraggiosa ma “cosa faceva, gli amici sono andati in montagna ed è andato anche lui”.
In ottobre è tornato il marito e decidono di andare a Cagli perché i famigliari le dicevano che lì era tutto tranquillo. Lei aveva con sé il fratello ancora piccolo. Durante il viaggio il marito per non farsi riconoscere ha messo i vestiti del fratello, nel treno infatti i tedeschi facevano dei controlli. Dopo aver affrontato un pericoloso viaggio arrivano a Cagli dove però non stavano bene. Infatti passa il Fronte e i tedeschi prendono la loro casa costringendoli a sfollare presso una conoscente. Dovranno però fuggire anche da lì e andare per un periodo in una capanna “i tedeschi tutto volevano occupare”.
Giuseppina con il marito e il fratello sono poi tornati a casa ma c’era “una paura tremenda”.
Lo zio che era rimasto nel podere è stato fucilato dai tedeschi perché riforniva le vettovaglie partigiane. Poi il Fronte a poco a poco è passato e i genitori hanno riaperto il negozio.
Dopo la guerra il marito è stato richiamato con gli americani a Napoli ma si è poi congedato “visto che era uno sfascio”, “non c’era un esercito”. Il marito non ha aderito alla Repubblica di Salò ma un suo collega lo ha fatto e poi hanno saputo che era stato fucilato a Torino.
Il marito è entrato nell’Ispettorato Agrario dove è rimasto fino alla pensione.
Il figlio nasce nel ’45. Giuseppina si dedica a lui “corpo e anima”. Quando è arrivato il momento di scegliere il liceo lo mette nel collegio più illustre della provincia, il Sant’Arcangelo di Fano dove c’erano i Fratelli delle Scuole Cristiane; era privato e si pagava molto “ma io ci tenevo che lui avesse il massimo”. Poi è andato a Bologna dove ha fatto 3 anni di ingegneria ma non si è laureato. Ha fatto il Servizio Militare ed è diventato Ufficiale in Servizio Permanente.
Il 2 giugno del ’46 c’è stato il referendum e Giuseppina è stata chiamata a votare per la prima volta. Non ricorda ma crede di aver votato per la monarchia perché “ero ancora rimasta attaccata a mio marito che era ufficiale dell’esercito”, “ancora sta repubblica non si capiva bene com’era”. Pensa che anche il marito abbia votato nella stessa maniera.
I genitori iniziavano ad essere anziani e Giuseppina si dedica al negozio che le viene intestato.
“Ci tenevo a questo negozio” ed esponeva della biancheria molto bella “a me piaceva molto avere le cose belle”, “andavo da tutte le parti per acquistare la merce”, aveva rifornitori che venivano anche da lontano: dalla Toscana, da Genova. Lei andava a Pesaro e Fano.
Dal punto di vista finanziario “non c’era una gran risorsa” perché “il guadagno con questi articoli non era tanto” “era un settore che non rendeva molto” “il margine era bassissimo” ma lei ci teneva a portare avanti l’attività “ero ambiziosa”. A Cagli il suo negozio era il più in vista e non tutti potevano permettersi certa merce. Poi però “i tempi si sono evoluti”, la campagna non faceva più la merce al telaio ma comperava a metraggio e le tele che prima erano fatte in casa le comperava già pronte.
Non tutti pagavano subito, alcuni pagavano a rate; quello che i contadini comperavano in inverno veniva segnato e pagato dopo il raccolto estivo.
Nel negozio il marito teneva la parte contabile mentre lei si occupava della gestione. Poi quando è andato in pensione l’ha aiutata anche lui nella vendita.
Solo dopo la guerra è uscita una legge per la chiusura domenicale dei negozi che prima erano invece sempre aperti. Dovendo lavorare per parecchie ore il figlio stava con i nonni.
Giuseppina tiene aperta l’attività fino alla pensione e quando è uscita la legge Bersani che ha liberalizzato le licenze, ha tardato tantissimo a consegnare la sua “licenza pagata” al comune; ancora ce l’ha “a morte” con Bersani.
Al marito non piaceva ballare, ma qualche volta andavano ai veglioni nel teatro comunale. Il figlio ricorda che quando era piccolo non voleva che lo lasciassero a casa. Allora la madre si vestiva per andare a ballare e sopra metteva la camicia da notte e faceva finta di andare a letto.
Molte amiche di Giuseppina hanno studiato, si sono sposate e sono andate via da Cagli. Nonostante la lontananza l’amicizia è rimasta.
Poi Giuseppina parla del ruolo della donna nella società moderna. Dice che le donne che fanno politica le danno fastidio. “Devono stare in famiglia; perché oggi la famiglia va male? Perché le donne l’hanno abbandonata”, “devono avere dei lavori non troppo impegnativi” “Lo sfascio della famiglia è quello”. I ragazzi crescono male perché non hanno la madre che li segue. Per Giuseppina le donne hanno ottenuto l’uguaglianza ma in tutte le cose comunque preferisce gli uomini perché “noi donne siamo un po’ presuntuose e vogliamo anche scavalcare gli uomini”. Non vedrebbe di buon occhio un Presidente della Repubblica donna “questa presunzione di essere al disopra degli uomini mi da fastidio”.
“Ma le donne cos’hanno scoperto in fondo, gli uomini hanno fatto qualche scoperta ma le donne non ho visto niente ancora”. Per Giuseppina la donna è il pilastro della famiglia ma “l’uomo è superiore ha un’intelligenza [superiore]”. Per lei “è più logico” che l’uomo abbia il compito di portare a casa il necessario per la famiglia e la donna quello di educare la famiglia.
Cagli per Giuseppina è cambiata “in peggio”, perché “adesso non è più come prima” è troppo caotica; vorrebbe che venissero tolte le macchine dal corso che sono diventate troppo pericolose. Anche la gente è cambiata in peggio perché dice che c’è più ignoranza “mentre prima c’era più educazione” “i giovani sono molto maleducati, una volta non era così”. Il benessere per Giuseppina ha portato una migliore condizione di vita ma la gente non si è evoluta e per lei “lascia a desiderare l’atteggiamento delle persone”.
Nella sua vita Giuseppina ha viaggiato tantissimo.
È stata sempre cattolica praticante e ora va alla messa tutti i giorni.
E’ iscritta all’università della terza età. Vive da sola nella casa di famiglia.
|
Dati intervista |
|
|
|
Cognome Nome |
Fiorini Giuseppina |
Mestiere svolto |
Commerciante |
Data di nascita |
16 luglio 1917 |
Data intervista |
28/09/2007 |
Luogo di nascita |
Cagli (PU) |
Durata intervista |
90 min. |
Temi principali |
Lavoro, Famiglia, Guerra, Tempo libero |

Installa Adobe Flash Player 9 |