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02 / MEMORIA OVER 90
 
L'ALLEVAMENTO
Al colloquio ha partecipato la moglie Valeria Fogliani
Lombardi Dino è nato a Fossombrone il 26 aprile 1917. Ha svolto la professione di commerciante. Fogliari Valeria è nata a Modena il 5 aprile 1917. Ha svolto la professione di insegnante e di preside.
La sig.ra Valeria si è laureata nel 1940 presso l’Università di Bologna. Da Modena, città in cui è nata e viveva, andava ogni giorno nel capoluogo emiliano in treno, in compagnia di alcune amiche che aveva conosciuto al ginnasio. “Mia mamma era insegnante elementare e mio babbo infermiere”, “erano entrambi nati e cresciuti a Modena”. E’ stata la madre a trasmetterle la passione per l’insegnamento. Al ginnasio, ricorda Valeria, le “donne” erano sei. I rapporti tra i maschi e le femmine erano “ottimi”. Alcuni “avevano le case grandi e con quei cosi che suonavano facevamo le feste e ballavamo”. “Noi femmine eravamo quelle che facevano sempre i compiti assieme”. Anche i rapporti tra professori e studenti erano “ottimi”. Valeria sostiene che in quegli anni non si parlava di politica, non si commentavano i fatti politici nazionali. Gli stessi professori, aggiunge, non parlavano di politica. “Pensavamo solo a studiare e divertirci”. “Era dura, studiavamo molto…anche all’Università ci interrogavano”. Di Bologna dice che era “stupenda”. Valeria si è laureata in storia antica. Il 10 giugno del 1940, data che segna l’ingresso in guerra dell’Italia, Valeria si trovava a Bologna per presentare la sua tesi, ricorda: “sono stata alla stazione di Bologna ed ho aspettato il treno per tre ore perché Mussolini ha fatto il discorso e siamo entrati in guerra…era tutto fermo per il discorso di Mussolini”. “Quella volta si pensava fascista”.
Una volta laureata, ha preso l’abilitazione all’insegnamento, nel 1941 ha dato il concorso scritto ed è stata ammessa all’esame orale nel 1942. Il giorno in cui si reca a Roma per sostenere l’esame orale, sul treno conosce Dino che faceva il militare a Napoli. “Io avevo una bella coperta, allora i vagoni erano gelati, lui è salito alla stazione ed è entrato nel vagone in cui ero io e si è infilato sotto la coperta … lui doveva andare a Napoli, ma invece è sceso a Roma, mi ha accompagnato all’esame e poi mi ha portato a Villa Borghese … ho camminato tre ore non ne potevo più, poi io sono andata da mia zia e lui è ripartito per Napoli”. Dopo alcuni giorni, Dino sale a Modena e i due si fidanzano. Pochi mesi dopo, Valeria ottiene il trasferimento per andare ad insegnare a Fossombrone.
Dino è stato chiamato a svolgere il servizio militare nel 1938. Dopo poco è stato imbarcato ed inviato a Tripoli dove è stato fino al 1942. “A Tripoli sono stato bene, facevo servizio presso il distretto … sono andato giù da soldato poi sono diventato sottoufficiale”; “gli anni a Tripoli - ricorda – sono stati belli belli”; “il periodo più bello della mia vita”. “Io e il colonnello passavamo la giornata andando a caccia”. “Io facevo i comodi miei, ero sempre in borghese, passavo il tempo bene, avevo un sacco di conoscenze [allude alle giovani del luogo]”. “I rapporti tra la popolazione e i soldati erano buoni”. “Laggiù c’erano molti italiani”: ventimila coloni venuti dal Veneto e dall’Emilia – afferma Dino – avevano trasformato “la Libia in un giardino”. Ricorda inoltre che alla fine del ‘42, quando gli Usa annunciano il loro ingresso in guerra, alcuni degli ufficiali presenti al Distretto di Tripoli si erano lasciati scappare la frase: “La guerra è persa”; “per noi italiani la guerra è persa”. Una volta rientrato in Italia, grazie ad una raccomandazione riesce ad evitare di essere inviato sul fronte orientale. Dino ricorda che l’8 settembre del 1943 si trovava al comando Difesa di Napoli, come sottoufficiale. “Siccome non dormivo in caserma, avevo preso un appartamentino, dopo l’8 settembre non sono andato più in ufficio e sono partito per Isola di Fano dove sono arrivato il 17 settembre, passando per Pescara, lungo l’Adriatica”. Una volta arrivato a casa “ho avuto da fare con i tedeschi che venivano e prendevano per lavorare, quando è stato il periodo che facevano saltare i ponti…ho cercato di nascondermi, perché un giorno ho avuto una discussione con un tedesco che voleva portarmi via per forza”.
Dino e Valeria si sono sposati nel 1946. Poco tempo prima Dino aveva subito l’amputazione di una gamba dopo essere saltato sopra una mina antiuomo. In quel periodo, lui lavorava presso la fornace di suo padre. Nel 1956 poi Valeria vince il concorso da preside. Lavora a Fossombrone, dapprima come preside della scuola media, poi come preside dell’istituto magistrale. E’ andata in pensione nel 1977, “perché come mutilata di guerra ho avuto dieci anni di sconto”. “I primi anni di matrimonio – afferma Valeria – sono stati duri, eravamo in un casa in affitto, avevamo il fornello con il carbone”; “io non solo insegnavo, davo lezioni private per poter guadagnare qualche soldo in più”. Dopo “parecchi” anni si sono trasferiti nella casa in cui vivono ancora oggi. Negli anni successivi alla guerra, dopo la morte del padre e la chiusura della fornace, Dino inizia a fare il commerciante, “trattavo tutta la roba zootecnica”: pulcini, mangimi. Dapprima aveva clienti nella zona attorno a Fossombrone, poi inizia a sviluppare contatti anche con la Sicilia e la Sardegna. A Isola di Fano, intanto, diede vita ad un allevamento di pulcini. Dino è andato in pensione nel 1982. “I contadini – ricorda Valeria – telefonavano alla sette di mattina per ordinare i mangimi”.
Parlando del suo lavoro, Valeria, ricorda che aveva avuto da parte del provveditorato la responsabilità sugli istituti magistrali di Teramo e Lanciano che lei stessa aveva “fondato”nel 1959. A Teramo “ho avuto molto da fare”, “è stato un disastro”. La “bidelleria” era occupata da alcune “vecchine” che si scaldavano al fuoco della stufa della scuola: “sono dovuta andare dal sindaco a dire che non era possibile continuare così”. Quando Valeria passava alcuni giorni a Teramo, alloggiava in una pensione, il cui proprietario era solito ripeterle quando la vedeva uscire per fare una passeggiata: “signò non ci vada, non sta bene che una donna sola vada a spasso … questa era la mentalità loro”. Tra i ragazzi di Fossombrone e Teramo c’era molta differenza di “preparazione, cultura”, “dopo si sono sviluppati anche loro [si riferisce agli studenti di Teramo]”; molte studentesse non avevano i soldi per comprarsi i libri che Valeria provvedeva a chiedere alle case editrici. Mentre le famiglie della città erano rispettosi, quelli dei paesini non lo erano affatto: “poverini non capivano, mancavano di cultura”, si lamentavano del fatto che i figli venivano bocciati. Valeria insiste sul fatto che i ragazzi di Fossombrone erano “preparatissimi”. “Noi del ’68 non abbiamo sentito niente”, anche se i consigli di classe, istituiti in quegli anni, “davano dei problemi”: “qualcuno voleva fare il comunista, lo spiritoso, voleva cambiare le cose”. Ancora Valeria racconta di una sua studentessa che nel 1969-1970 voleva ritirarsi da scuola perché era rimasta incinta. Con orgoglio, ricorda, di averla convinta a continuare e completare gli studi. “I genitori erano giusti”, continua il suo racconto sugli anni passati a scuola, e “il corpo insegnante era sempre molto d’accordo con me”. Per Valeria le assemblee di istituto erano momenti “completamente inutili e solo dannosi … spesso c’erano discussioni accese”. Dino sottolinea come Valeria fosse il terrore degli studenti: anche fuori dalla scuola gli studenti la temevano. “Mi facevo rispettare” aggiunge lei. Lui non ha mai pensato di chiedere a sua moglie di lasciare la scuola per seguire al meglio la famiglia e Valeria non ha mai avuto dubbi sul continuare la sua carriera di insegnante e preside: “ci stavo bene nella scuola e gli altri volevano bene a me”. Il momento del pensionamento è stato duro, continua Valeria, “non sapevo come fare sera”. Sempre Valeria aggiunge che non è mai intervenuta nell’educazione scolastica dei figli: “loro hanno studiato sempre per conto loro, se avevano bisogno venivano loro”.
Valeria e Dino dicono di essere stati due genitori severi, attenti a richiamare i figli alle loro responsabilità. Il figlio maschio, Claudio, nato nel 1947, è diventato ingegnere, mentre la figlia, nata nel 1951, si è laureata in fisica e lavora per l’Arpa, Agenzia regionale per l’ambiente.
Sul 2 giugno del 1946, Valeria dice che “era giusto fare votare le donne”. Valeria nel 1991 ha fondato l’Anfas, l’associazione dei disabili, di Fossombrone. Dal 1991 al 2000 è stata presidente dell’associazione.

 

Dati intervista
   
< ELENCO NOMI
< ELENCO LUOGHI
Cognome Nome
Lombardi Dino
Mestiere svolto
Commerciante
Data di nascita
26/04/1917
Data intervista
16 ottobre 2007
Luogo di nascita
Fossombrone (PU)
Durata intervista
105 min
Temi principali
Guerra, Lavoro, Famiglia

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