LA FIGLIA DI UN SANTO
Al colloquio era presente la moglie.
Dante nasce a Colbordolo, in campagna: erano 7 fratelli, 4 femmine e 3 maschi. Oggi sono rimasti in due maschi. I suoi genitori erano contadini “normali, con 7/8 ettari di proprietà dei conti Albani”. Da ragazzino, Dante con la sua famiglia, cambia podere, perché “era in famiglia e dopo si sono divisi”. Da bambino aiutava lavorando nel fondo e soprattutto accudendo le bestie. A scuola è andato poco, fino alla terza elementare, non sempre riusciva ad andarci “perché non c’era la volontà, perché abbiamo perso i genitori presto, quando ho perso la mamma avevo 12 anni e se non c’è i genitori, è fatica ad andare a capire le cose. I genitori si temono, si ascoltano… altra gente non è che si ascoltava come i genitori”. “Il babbo era buono. La mamma, ma non sta bene a dirlo, era la figlia di un santo, era come un santo il nonno, era tutto intelligente, capiva quello che doveva venire. C’era uno qui a Talacchio, era un fattore che prendeva le informazioni da lui, ascoltava il nonno, uno scienziato era! Non sta bene a dirlo magari perché sembra che uno si vanti, ma poi lui era per il lavoro e per il Signore… un giorno lui era nel letto e gli è comparsa una persona con una barba lunga… aveva una trentina di anni… e gli dà tutti i numeri del lotto da giocare, allora questo nonno va a Pesaro. Era partito, era inverno e ha fatto 1 km ed è tornato indietro senza andare a giocare. Qualche giorno dopo ha imparato che avrebbe vinto tutto, sbancato..”. “Il nonno era una persona tutta rivolta al Signore e al lavoro. Era buono, bravo”. I fattori si rivolgono, dunque a lui, “che era molto intelligente, per sapere le cose che lui stesso sapeva prima degli altri”. Dante assieme ai fratelli ha un buon rapporto con il nonno, che comunque aiuta tutti. Spesso i nipoti vanno a trovare il nonno, che ha un figlio a “cui piaceva bere, si ubriacava, e a volte urlava. Il nonno diceva: ‘E’ mezzo matto’, perché gli piaceva bere e si lasciava prendere dal vino”. Dante racconta un episodio del nonno a proposito del fatto che non aveva paura e girava sempre con una rivoltella: un compaesano lo sapeva e una sera decide di metterlo alla prova. Verso le 10,30, 11 gli si piazza davanti nella strada al buio a braccia aperte, lui è passato senza paura e gli ha detto “sei stato fortunato perché ti potevo sparare”. “Il nonno diceva che non aveva paura e quell’uomo aveva voluto metterlo alla prova.” A quel tempo, secondo Dante, non era comune avere le armi, ma il nonno aveva la licenza.
Dante lavora sempre in campagna, poi incontra Olga, contadina anche lei, a ballare. Olga racconta che andava a ballare con la madre o la zia, assieme alle cugine, sempre sotto sorveglianza. I suoi genitori erano sempre presenti, anche in quelle poche occasioni in cui Dante e Olga, già fidanzati, si incontravano: di solito una volta la settimana, anche perché Dante lavorava sempre: “C’era tanto lavoro. Non per dire ma a me piaceva tenere l’ordine anche a casa”, lavorava sempre: “a volte non andavo da Olga per pulire a casa e tenere in ordine tutto”. Olga quando non lo vedeva arrivare, per esempio il giovedì, capiva da sola: “Sapevo le sue condizioni e immaginavo…Quando ci siamo sposati era sabato… arriva la macchina, ma lui era ancora intorno a casa a pulire. Dopo si doveva vestire e l’autista si era un po’ arrabbiato… Mi sono sposata anche per aiutarli. E’ stato un matrimonio come Dio ha voluto, un po’ alla meglio”, “quella volta non c’erano tante possibilità” “Un piccolo pranzo, e il viaggio di nozze io l’ho fatto così con lui, con le bestie. Il lunedì lavoravo già… ho sofferto un po’”. Dante spiega: “Si ma a me piaceva l’ordine. Non faccio per vantarmi”. I primi tempi, a proposito, Olga fa tutto e non solo i lavori delle donne, e “Una volta gliel’ho detto… era pignolo, mi toccava fare delle cose che a casa mia non avevo mai fatto, non era cattivo però i metodi erano tutti diversi”. E Dante ribadisce: “Per tenere l’ordine c’era da fare”. E Olga, a sua volta, commenta: “E’ buono però quello che ha nella testa non glielo togli”. Dante spiega: “Il contadino come piaceva a me non si poteva fare perché la casa intorno… è fatica tenere l’ordine”. Per Olga: “Lui non aveva mai pace, mai… lavorava sempre di continuo, anche alla domenica. Gli piaceva così. E’ pignolo anche adesso…”. Anche quando era ragazzo, racconta Olga, Dante era così: al sabato dopo aver ballato non andava a letto a mezzanotte ma a lavorare.
Decidono di sposarsi, dunque, in poco tempo, anche perché in casa di Dante mancava una donna: il babbo era morto, ed erano rimasti 3 fratelli da soli. Si sposano ma presto si dividono, perché il fratello minore non vuole più lavorare la terra. “C’era il fratello più piccolo un po’ capriccioso. Quel grande è morto, era bravo, lavoratore, educato,… il migliore… il più piccolo no”. Dante non pensa di comprare la terra perché non ne ha le possibilità economiche: “La rendita toccava dividerla e rimaneva poco… bastava a campare”. Per dividere gli attrezzi, la roba da cucina e gli altri oggetti comuni, chiamano un mediatore, per trovare un accordo tra le parti da dividere. Dante e Olga vanno a vivere da soli lì vicino e continuano a fare i contadini: “In quel momento il lavoro c’era: soprattutto il lavoro del grano…, ma c’era sempre da fare. Non si faceva in tempo a finire questo lavoro che ce ne era un altro pronto. Sempre di continuo”.
Arriva la guerra, e Dante racconta: “Sono stato fortunato. Passavano la visita per mandare la gente al fronte. Ho fatto il servizio sedentario, noi non ci mandavano in guerra”. E’ un tenente che gli salva la vita. Viene mandato in Sicilia a “fare la guardia costiera”, ma una mattina sentono gli spari: sono arrivati gli Americani che “sparano per 10 ore…si sentiva il colpo e non il fischio e quindi si pensava molto”, erano tutti preoccupati: “2 3 volte hanno riempito la riservetta con il fumo”. Gli Americani poi li fanno prigionieri e li portano in Algeria. A riguardo Dante dice: “Sono stati bravi. Appena c’hanno preso, hanno preso confidenza… sono stati gentili, educati, c’hanno portato via con loro, con una buona maniera”. Cominciano a lavorare con loro li pagano “un tanto al giorno”. “Sono stati molto bravi, gentili, non hanno mai maltrattato una persona”. I prigionieri italiani erano circa 20 e pulivano la caserma, sistemavano i materiali ecc. “Avevano di tutto, un’esagerazione. Tutti i ben di Dio avevano. Quanta roba…”. A parere di Dante gli Americani sono entrati in guerra “per smerciare la loro roba”. Durante la prigionia le comunicazioni con la famiglia sono interrotte: “Non si pensava molto, non c’era niente da fare ma era meglio non pensare”. Dante non sapeva nulla della Linea gotica. Ritorna a casa nel ’45 ma non ricorda molto del suo viaggio di ritorno: solo di aver usato mezzi di fortuna oltre che il treno, e di aver incontrato “brava gente” che l’hanno aiutato. Intanto a casa avevano saputo che Dante non era morto e che stava per ritornare. Gli è nato un figlio che non ha mai visto. Nel frattempo Olga è sfollata assieme alle cognate e ai figli e ricorda che “c’erano i Tedeschi che facevano paura. Portavano via tutto”.
Del fascismo Dante ricorda che a loro “non hanno mai fatto del brutto”, però, aggiunge Olga, bastonavano quelli che erano contrari: “E’ stato un periodo non tanto bello, quella volta con i fascisti. Non avevamo tanta paura, la nostra famiglia era calma, però si sapeva che bastonavano i contrari”.
Finita la guerra, Dante capisce che il lavoro del contadino non rende molto, e quindi decide di fare l’operaio edile, il muratore, e per un po’ di anni tutti i giorni va a lavorare a Pesaro, mentre la moglie contribuisce lavorando in campagna. “Non ha mai pensato di mettersi in proprio perché non ero tanto esperto, per chi lavora bisogna avere la testa a posto. Non ero competente come tanti… per fare certi lavori bisogna avere le competenze”. Dante rispetta tutti, ma non si ritiene in gamba come il fratello maggiore.
Quanto alle lotte mezzadrili, Olga ricorda che suo fratello ha contestato molto, mentre Dante e i suoi fratelli erano più “accomodanti”.
Nel 1958 si trasferiscono a Pesaro, e mentre Dante continua a fare il muratore, Olga fa la domestica, un lavoro che svolgerà per più di 30 anni: “Toccava badare lì, io aiutavo, racconta, andavo a servizio, ma la vita è stata dura”. In città i comfort li avevano, materialmente vivono meglio e a pensarci oggi dicono: “I cambiamenti c’erano ma è stata dura anche quella volta”. I rapporti con i vicini non sono stati particolarmente solidali, ognuno pensava a lavorare e alla propria famiglia.
A Pesaro stanno meglio, e non sentono la mancanza del lavoro della terra, d’altra parte Olga commenta: “La vita quella volta si accettava un po’ com’era”, e non c’era tanto da scegliere.
A Pesaro, Olga gestisce tutta l’amministrazione familiare: “Dovevo sempre fare io, perché lui non si è mai interessato. Non ha mai pagato una bolletta. Tutto io dovevo fare. Mi scocciava e gli dicevo “Impara, se succede qualcosa a me?” Ma lui non ha mai voluto imparare. Anche adesso” gestisce tutto Olga..
Intanto i figli crescono, e il più grande, sollecitato da una zia (sorella del padre emigrata in Francia), decide di partire per la Francia. Per Olga “è stata una batosta anche quella, un gran dispiacere. Avevamo dei parenti là e dicevano che si stava meglio e sto figlio c’è andato… c’è stato 10 anni… quanto ho pianto… mi mancava. Aveva trovato il lavoro lì vicino dove stavamo, gli volevano un bene da matti in officina… ma gli zii l’hanno convinto e gli dicevano che là c’era più lavoro, che si stava meglio e dopo c’è andato”. Dante, a riguardo, dice: “abbiamo provato a tenerlo qui, mi piaceva che restasse con noi, ma a volte è fatica levare l’idea alle persone”. “Abbiamo sofferto tanto. Una volta sono andata a trovarlo da sola con il treno, io che non avevo mai viaggiato, dopo 5 mesi, 1 anno che era là, avevo voglia di vederlo. Lui non poteva tornare. Dante lavorava e sono andata da sola”. Olga prova a convincerlo a ritornare, ma il figlio sta bene in casa con gli zii, gli piace il lavoro e si è innamorato di una ragazza e quindi non vuole tornare a casa. Scrive poco a casa, mentre Olga gli scrive e ogni tanto gli telefona: “Quella volta ho sofferto tanto. Ogni tanto scrivevo e telefonavo. Mia cognata diceva “Sta bene, non preoccuparti””. Quando viene a sapere che il figlio decide di sposare la ragazza francese, ad Olga dispiace molto, ma si rassegna. Il figlio tornerà dopo qualche anno con la moglie, ma dopo poco si divideranno. I rapporti con la ex nuora però sono rimasti buoni. L’altro figlio, racconta Olga, è stato “sfortunato anche lui”. Dopo essersi sposato, rimane vedovo con 2 bambini: la moglie muore di parto, mentre dà alla luce il 2° bambino. Il figlio si trasferisce in casa con i genitori. Poi trova una ragazza, i cui genitori non vogliono, ma loro si sposano. Olga: “Sono contenta che si sia risposato. Non abbiamo detto niente, mi è dispiaciuto un po’ perché era un po’ troppo presto e la gente parlava, chiacchierava, era passato solo un anno”.
Nel 1992 Dante e Olga, sempre vissuti in affitto, ritornano a Montecchio e vanno ad abitare in una casa di proprietà del figlio, dove risiedono a tutt’oggi. Ad Olga è dispiaciuto un po’ lasciare Pesaro, dove si era ambientata molto bene; Dante invece è stato contento di ritornare “nei miei posti. E poi è bello qui a Montecchio, c’è gente molto buona, c’è l’accordanza qui in paese”.
Trovano Montecchio ovviamente molto cambiato, “in meglio”, in continua grande espansione edilizia. Per quanto li riguarda, l’acquisto della casa non si è mai posta come opportunità di investimento. “Non abbiamo avuto la competenza di fare una casa, il mutuo. I soldi c’erano, ma Dante non ha avuto la capacità: non si è sentito di rischiare… Io non ho spinto tanto. Non abbiamo provato per niente… Si pensava solo a tirare avanti. Non si pensava. Il lavoro e basta”. A Montecchio, Olga e Dante stringono nuove amicizie, 5 coppie con cui giocano a carte e vanno in vacanza con il Comune… Ad Olga spaventa un po’ tutta quella gente “straniera”. Olga e Dante, dunque, hanno 7 nipoti che regolarmente vedono al massimo ogni 15 giorni.
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Dati intervista |
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Cognome Nome |
Mengarelli Dante |
Mestiere svolto |
Contadino,
manovale edile |
Data di nascita |
11 agosto 1916 |
Data intervista |
09/11/2007 |
Luogo di nascita |
Colbordolo (PU) |
Durata intervista |
100 min |
Temi principali |
Lavoro, Guerra, Famiglia
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