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02 / MEMORIA OVER 90
 
MESTRE NEL CUORE
Maria nasce a Chirignago in provincia di Venezia, “una cittadina, un paesotto” vicino a Mestre. La sua famiglia è di pescatori: “eravamo in 4 in famiglia, due figlie e i genitori, altri fratelli sono morti appena nati”. Di 13 figli quindi sopravvivono solo in 3: “mia mamma aveva avuto tutti sti figli ma morivano molto presto perché erano primi cugini con mio papà e a quel tempo… non lo so c’era qualche disturbo e morivano presto, presto a 5 mesi, qualche anno uno è riuscito a campare, qualche anno.”. La madre è casalinga, mentre il padre pesca in laguna, verso Mestre, dove ora c’è Marghera. Il padre riesce a mantenere economicamente la famiglia: “Eravamo pochi e lui era bravo a pescare tanti pesci grossi perché c’era poca gente che c’andava a quei tempi” aveva una sua barca e lavorava in proprio. “Aveva le reti che metteva giù di notte e tirava su la mattina”, dipendeva tutto dalla marea. Pescava sempre, per tutto l’anno, in tutte le stagioni. Vivevano in una casa in affitto. Della sua infanzia Maria ricorda “che si stava bene, era più tranquillo. Adesso si sente tante disgrazie… anche questa gioventù quando si sente queste cose della gioventù, rincresce sentirle… si uccidono… la vita è molto cambiata”. I rapporti tra i familiari erano buoni, anche con i vicini perché, dice Maria, “in media era tutto un lavoro di campagna, mare, perché non c’era ricchi e poveri come adesso, perché i ricchi abitavano sempre in centro… e se si andava in centro a Mestre si trovavano”. Lì al suo “paesotto” la gente “era popolare, modesta, più tranquilla, i ragazzi che crescevano lì crescevano bene, adesso c’è d’aver paura andar fuori di sera, invece a quei tempi là no, era un’altra cosa”. Maria frequenta, assieme alla sorella, “pochissimo la scuola, niente… pochissimo”. Per andare a pescare, racconta, bisognava stare vicino all’acqua, al mare, “perché non c’era neanche la bicicletta a quei tempi, e si andava a piedi”, ma era un po’ lontano. Allora, Maria e la sorella vengono messe a pensione presso osterie e trattorie vicino alla scuola, ma ad un certo punto devono interrompere la frequenza per motivi economici: “Si andava poco a scuola perché il papà non poteva mantenermi sempre fuori casa e allora non si andava a scuola tanto…Non era come adesso”. Maria ha frequentato ufficialmente solo la prima elementare. Il padre diceva: “sanno fare la sua firma, è sufficiente. Dopo si parlava e non c’era mai da scrivere, la scrittura di adesso è tutta un’altra cosa”.
Rientrata a casa, a 12/13 anni fa la donna di servizio, a Marghera: “si era vicini, si andava in giornata perché era difficile andare di notte. Il mio papà poi ci teneva e diceva “le bambine devono stare a casa”. Era tutta un’altra vita”. Tutti i giorni Maria faceva andata e ritorno. Nella famiglia presso la quale prestava servizio si trovava bene: “C’era poi di quelli che erano generosi e ci davano anche i vestiti vecchi, eravamo sempre poveri noi… io ho trovato sempre bene… era un periodo che c’erano i grandi grandi e i piccoli piccoli, bastava fare bene i servizi in casa che si era trattati bene”. “Si cambiava famiglia” per avvicinarsi a casa, ma “se era gente che comprendeva si stava anche qualche anno… poi si cambiava posto e si andava più vicino a casa”. Al lavoro Maria va in bicicletta e a volte in pullman. Era comune, poi, che le figlie dei pescatori facessero le domestiche o le sarte. “Era una povertà immensa. Si andava alla mattina e si veniva a casa la sera a dormire”. Si sposa a 22 anni, nel 1938: “il matrimonio è stato buonissimo. Il giorno del matrimonio siamo andati in trattoria semplice con i compari… era triste a quei tempi”, e non ha fatto il viaggio di nozze. “Forse quelli che stavano nei centri potevano un po’ di più, ma si figuri noi che si viveva del pesce, pescatori, non si faceva una vita tanto… si campava”. I due fidanzati si conoscono tramite le famiglie: anche il marito di Maria è figlio di pescatori e lui stesso è pescatore. “Si andava fuori con i gruppi, si andava a messa, alle fiere, così d’occasione”. “Si aveva l’amicizia tra pescatori e pescatori ed era più facile che si sposassero tra pescatori e pescatori, piuttosto che tra pescatori e contadini. I contadini guadagnavano poco come adesso. Il contadino è sempre stato povero, ha lavorato tanto… invece il pescatore una volta prende più pesce, un’altra volta no, ma è un’altra cosa di vita. E così è passata la vita. Dopo mio marito ha fatto un concorso in ferrovia, è andato in ferrovia, era un ferroviere, dopo si è fatto in fretta, li prendevano anche con pochi diplomi, perché i primi tempi andava a raccogliere il carbone… dopo li hanno messi a pulire le macchine e a guidarle. Alla fine guidava anche il treno”.
Del periodo di guerra Maria ricorda confusamente, in particolare l’episodio del figlio piccolo che di fronte allo scoppio di una bomba inizia a balbettare. Come ricorda, sempre in maniera confusa, il fatto di essere sfollata in campagna, e sia dei tedeschi che dei partigiani. Ricorda che i “tedeschi portavano via tutto dalle case dei contadini. Ne hanno fatte di brutte… sono passati i partigiani… non hanno fatto disordini. Grandi pericoli non ne abbiamo avuti.”
Dopo la guerra, il marito sostiene la famiglia andando a pescare, facendo il sale con l’acqua salata mentre si prepara a partecipare al concorso in ferrovia. Nel ‘46 nasce la figlia mentre il padre è già ferroviere: “Non c’era di meglio. Era un posto sicuro”. Si trasferiscono a Mestre, dove abitano in affitto nelle case della ferrovia “I soldi li gestivamo assieme. A quei tempi andavamo molto d’accordo”. E mentre Marghera si stava sviluppando, si faceva luogo “una decimazione totale dei pescatori” che dovevano cercare altre zone di pesca o convertirsi in operai.
Nella nuova casa, a Mestre, Maria si sente una signora: “Ero signora che abitavo in centro. Facevo qualche servizio, ma non ho più lavorato”. Rimpiange, così pure la figlia, di aver “dovuto” abbandonare Mestre “un bel centro. Si stava bene adesso è diventato pieno, ma si stava bene”, negli anni Sessanta, poiché il marito che oltre a essere ferroviere continuava a fare il pescatore decide di costruire la casa a Cherignago suo paese natale, come pure quello di Maria. Il marito voleva pescare e soprattutto stare vicino alla sua famiglia d’origine. “Decide da solo. Ha fatto la casa. Allora la ferrovia pagava bene. Lui quando era libero andava a pescare … e guadagnava e allora aveva un soldo in mano e allora lui ha voluto farsi la casa. Là era comodo per pescare, era più vicino. Poi aveva i parenti… è stato un dispiacere profondo. Ero affezionata al posto che ero, a Mestre, era comodo coni negozi, sebbene che ci fossero pochi soldi”. “Il legame con Mestre per forza si è lasciato. Io quando che vado a Mestre anche adesso crede che non guardi al posto!”. Il cuore di Maria è rimasto là.
Della casa ne avevano parlato, ma dichiara Maria: “Non c’era da parlare a quei tempi là, gli uomini comandavano molto, molto, e le donne dovevano stare zitte. Ha deciso lui perché lui era ferroviere e nei giorni di libertà andava a pescare con i suoi amici… Era un’altra vita per lui. Si doveva fare così e basta. Erano gli uomini che comandavano”. “Ho parlato poco, bisognava stare zitti, perché se no dopo non si campava. Le donne contavano poco. Era una cosa così. Si creava un disappunto… se non bisognava dividersi come fanno adesso. Adesso se non vanno d’accordo, si lasciano e la donna va a lavorare per conto suo, l’uomo per conto suo”. Per Maria non era giusto, era un’ingiustizia, ma “Ne abbiamo discusso perché io non volevo venire via a tutti i costi”. La determinazione Maria ce l’ha, ma “non si poteva usarla alla fine”, perché “comandavano gli uomini. Era ingiusto lo si sapeva sì!”.
Si andava a Venezia, racconta Maria, che era per noi “la capitale”, ogni tanto, se veniva qualche amico da fuori, ma il legame è distaccato. Il centro della sua vita è Mestre, dove “tornerei ancora anche adesso”. I rapporti erano buoni tra le famiglie dei ferrovieri, cordiali e di amicizia, rapporti che si interrompono quando Maria si trasferisce a Cherignago.
Quanto a vacanze: sono state poche, anche “perché se c’erano vacanze lui doveva andare a pescare. Era la sua vita. Guadagnava e poi gli piaceva”. Piuttosto si facevano le gite di 2/3 giorni e si andava a mangiare nelle trattorie”. Il più delle volte andavano a trovare gli sfollati, con i quali sono rimasti in rapporti per anni.
Quanto al fascismo e a Mussolini, Maria ricorda poco: “non c’era tanto interesse, non si parlava di politica”. “Perché gli uomini quando parlavano di queste cose erano tutti gli uomini, perché le donne non sapevano niente. Le donne non entravano in certi discorsi, non potevano entrare. C’era una crisi per le donne. Se volevano andare a scuola non potevano più di tanto e con gruppi di uomini quando parlavano di questo, della guerra, non era ammesso perché davvero le donne dovevano stare in casa, secondo mio marito intanto era così. L’epoca era quella”. I cambiamenti per le donne ci sono stati, ma nei paesi piccoli, dice Maria, si è sentito poco “Adesso almeno si può parlare… ma a quei tempi si doveva stare zitti”. C’era pure qualche donna “spiritosa, con più coraggio di me”, ricorda Maria, però erano più quelle di città, che erano più esperte. “Ma nei paesi non c’era tanto da dire”. “Ero rassegnata, cosciente ma rassegnata, io con mio marito dovevo stare zitta se no si discute, si discute e c’è un discordo in casa per niente”. Di politica non si parlava mai: il marito non voleva “non si parla, non si parlava con i figli come si fa adesso, no, no”. Di niente, non si poteva parlare, tanto meno di politica. “Andavo a votare da sola, ma tante volte bisognava per uno scrupolo di coscienza votare quello che diceva il marito. Io per esempio di persona non avrei avuto il coraggio di fare un affronto” perché il timore è che “scivoli”, cioè scappi una parola con le amiche: Maria voleva sentirsi tranquilla, serena con la coscienza.
Il maschilismo del marito emerge anche per la “televisione”, che la porta a casa il figlio, perché il marito non la voleva e “diceva che le donne dovevano stare molto, molto, indietro più degli uomini”, e temeva che la televisione le emancipasse troppo. “Lui voleva essere un uomo proprio di quelli severi. Per certe cose era molto, molto, buono, per altre bisognava stare zitti. Erano tutti così. Era un’epoca che fra di loro andavano d’accordo”. Ricorda che trattava bene i figli ma era poco espansivo sul piano affettivo, ma “era l’epoca e non c’era niente da fare”. Gli elettrodomestici vengono acquistati gradualmente ma senza grandi sacrifici. Il marito di Maria sosteneva che “il suo stipendio doveva bastare e le donne adattarsi”. Maria avrebbe voluto andare a lavorare per essere più indipendente, ma “Neanche a parlarne. Era una discussione. Era orgoglioso, era un signore lui e doveva essere di bella vista”. Il fatto che la moglie non lavorasse era per lui, ricorda Maria, segno di prestigio, un onore: “la moglie del ferroviere non va a lavorare”.
Maria da 4 anni vive con la figlia a S. Angelo in Lizzola, trasferitasi da Milano qualche anno fa. “Mi trovo bene per la casa e mia figlia, ma non mi trovo bene stare qui solitaria. Qui non si può andare a piedi”. Si sente isolata, come pure la figlia. Maria dice “Qui sono in prigione. E’ una bella prigione, bella comoda. Tornerei indietro in tutti i posti, in cui sono stata piuttosto che stare qua. A piedi a questa età non si cammina più”. Prima di trasferirsi definitivamente nel pesarese, Maria ha vissuto con una signora nel Veneto, conducendo una vita indipendente, si spostava in pullman e in treno: “ero contenta, e non avevo paura di nulla”. Fino a 5 anni prima, Maria veniva a trovare in treno da sola la figlia. Con gli abitanti del luogo non ha legato: “I marchigiani sono gentili, ma però non si fa amicizia. I pesaresi sono diffidenti e chiusi, dice la figlia di Maria, e Maria nonostante che stia bene in salute e viva in una bella casa, continua a ripetere, ridendo, che le “sembra di essere in prigione”.

 

Dati intervista
   
< ELENCO NOMI
< ELENCO LUOGHI
Cognome Nome
Pedrocchi Maria
Mestiere svolto
Casalinga
Data di nascita
23 gennaio 1916
Data intervista
09/11/2007
Luogo di nascita
Chirignago (VE)
Durata intervista
80 min
Temi principali
Lavoro, Famiglia

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