IL MONDO DI OGGI E' GUASTO
Tranquilli Corinna nasce a Mondolfo il 15 Novembre 1913. Il nome lo sceglie il padre, traendolo da una farsa con Ridolini, la Corinna e Ridolini . “In Piemonte piaceva a tutti. A Mondolfo non è piaciuto a nessuno”. “Mio fratello mi chiamava Cori, mio padre Core. E quando voleva qualche cosa di speciale da mangiare Coradella mi chiamava”.
“L’origine della mia famiglia è lombarda”. “Avevamo l’albero genealogico”, racconta Corinna. “Famiglia originaria della Lombardia ma passata in altre regioni della penisola, dando uomini di grande valore” c’era scritto. “Perfino un frate cappuccino”.
I nonni di Corinna vivevano a Mondolfo. La nonna paterna è morta prima che lei nascesse ma i nonni paterni se li ricorda bene, andavano a trovarli per le ferie. Corinna non ricorda con affetto quel periodo. “Cosa c’era alla Cerasa? Non era come adesso che si va dappertutto. Non sono bei posti, peggio di Mondolfo. Perché i sancostanzesi i tartari li chiamava mio fratello. C’erano altri bambini, con loro si facevano giochi semplici”.
Quando Corinna nasce, suo padre è impiegato in municipio e la mamma casalinga. Per il padre Corinna prova una vera adorazione, “Era in gamba mio padre, molto in gamba”, ripete spesso.
Corinna è la secondogenita, suo fratello è del 1911; anche del fratello Corinna parla molto. Ricorda che lui ha studiato al Collegio Nolfi di Fano che era molto prestigioso, mentre lei non ha potuto studiare perché suo padre non voleva. Racconta, infatti di quella volta che il padre “aveva vinto un concorso a Camerino. Io volevo studiare, mi piaceva studiare, ma non ha voluto andare. Quante volte l’ho rimproverato”. Corinna avrebbe studiato o Giurisprudenza o Lettere, invece ha fatto solo le elementari. La maestra era Maria Omiccioli e la scuola era facile, molto più facile di oggi.
Il fratello di Corinna, poi si trasferisce a Roma “È stato sempre a Roma, nell’aeronautica. Ha fatto carriera nell’aeronautica. È stato sempre negli uffici con Bruno Mussolini e il Colonnello Ghiseo. Era molto in gamba mio fratello, molto […]. Era molto intelligente, come mio padre. Aveva il Diploma come stenodattilografo anche. Ma come studio non aveva tanto. La licenza tecnica aveva […]. Lo adoravo. Un carattere tutto diverso da me. Lui era calmo”. A trovarlo a Roma Corinna ci andava con suo padre. “Mi portava nei locali. Alla Rupe Tarpea a mangiare la zuppa inglese. Alla sera a mezzanotte”. Erano gli anni ’30 e c’era una bella vita nella capitale. In seguito, il fratello si è trasferito in Argentina, anche se è venuto a morire in Italia perché voleva essere sepolto nel suo paese, “anche lui adorava la sua Italia […]. Viveva all’estero ma ogni due o tre anni doveva ritornare alla sua Italia. Non resisteva”. Si è sposato con una donna spagnola e ha avuto quattro figli, tre dei quali vivono in California e uno in Italia. È morto a 48 anni. “Fumava sessanta sigarette al giorno. In più beveva dai dieci ai dodici caffè. L’infarto se lo è voluto”.
Corinna da bambina va dalla sarta, dalla camiciaia, dalla ricamatrice. “Io so fare di tutto in casa. Mia mamma diceva che una donna deve saper fare di tutto in casa […]. Ho avuto donne di servizio, ho avuto donne a ore. Perché se non le sai fare non sai nemmeno comandare”.
Stava bene a Mondolfo da ragazza perché “non conoscevo nient’altro”. Però c’era tanta miseria, anche se la sua famiglia non ha mai sofferto la fame. Il padre, infatti, guadagnava bene e in più i contadini gli portavano dei regali. Frutta, verdura, uova. “Una volta in Municipio i contadini portavano i regali agli impiegati. A noi non ci è mancato mai niente. “Vedi” diceva mio padre, “noi non ci abbiamo il podere e non ci manca niente””. Erano parecchi quelli che chiedevano la carità, quella volta, e Corinna li aiutava.
La famiglia di Corinna era molto religiosa e la religione è stata sempre fondamentale per lei durante tutta la vita. “La religione aiuta molto”. “Ci sono dei casi nella vita che se uno non avesse la religione si arriverebbe alla disperazione”.
La famiglia aveva amicizie altolocate e Corinna ricorda che, da bambina, giocava con la contessa Beliardi. Una volta a tredici anni si giocava ancora e non c’era la malizia. Non come oggi che a quell’età le ragazze vanno già con gli uomini.
Con la famiglia Corinna andava al mare, pur ribadendo più volte di odiare il sole e di amare la montagna. A lei piaceva tanto cantare, “il mio cantante preferito era Villa”, e ballare. A Mondolfo si ballava da Pierfederici e nel teatro. I maestri di ballo erano di Senigallia, “mi portava mia mamma, quella volta usava andare a ballare con la mamma”.
Nel periodo del fascismo il padre di Corinna aderisce al movimento e diventa un gerarca. “Mio padre era fascista […]. Non ha ammazzato nessuno. Era fascista, quanti erano fascisti allora? […]. Ci imparava le canzoni e diceva sempre “Bandiera rossa che si innalzerà, sulle latrine pubbliche della città””. Corinna non ha mai messo la divisa da fascista, anche se dice di aver partecipato alle parate militari quando andava a scuola.
Mussolini Corinna l’ha amato molto ed è stato un pilastro della sua vita. “Era un tipo energico […], ma magari ritornasse Mussolini”, sottolinea come “tutti hanno tradito”, e ripete spesso le massime del Duce che per lei hanno avuto la stessa importanza di quelle del Vangelo. “Mussolini diceva che gli italiani perdonano ma non dimenticano. Io sono una vera italiana. Perdono si ma non dimentico”. “Perseverando arrivi, anche diceva il Duce. Io quando dovevo camminare, che dovevo fare un po’ la salita, ce la farò? Non ce la farò? No, il Duce diceva, perseverando arrivi. Devo farcela. E ce la faccio”. E ancora: “Ho avuto sempre cura della Corinna. Io mi voglio bene. Il Vangelo dice “Ama il prossimo tuo come te stesso”. “Bussate e vi sarà aperto. Chiedete e vi sarà dato”.
Durante il passaggio del fronte il padre di Corinna è costretto a lasciare Mondolfo e tutta la famiglia parte per il Piemonte. “Del ’44 siamo partiti. In colonna coi tedeschi siamo partiti da Mondolfo. Non credevo neanche di arrivarci su in alta Italia. Mio padre dice: “Io ho due fronti da passare. Uno politico e uno di guerra. Vado in alta Italia”. E ha fatto molto bene. È stata la fortuna nostra […]. Sono contentissima di essere venuta via da Mondolfo. Non ci ritornerei per nessuna cosa al mondo. La considero una disgrazia nascere a Mondolfo”.
La famiglia si trasferisce prima a Vigevano, poi un anno e mezzo a Carmagnola, infine a Torino. Il padre fonda a Torino una società di esportazione con il figlio che sta in Argentina.
Non appena la famiglia Tranquilli lascia Mondolfo, la casa viene derubata, per questo Corinna dice: “Mondolfo ha cercato di fargli del male […]. Hanno cercato di fargli del male, non lo voglio dire, basta, lasciamo stare, ma gli ha fatto molto del male. Ci hanno fatto soffrire”.
A Torino Corinna si sposa. Il marito era nato a Roncitelli, in provincia di Ancona, nel gennaio del 1914. Aveva fatto la guerra in Africa, poi era andato a lavorare a Brescia. Prima di fidanzarsi con Corinna era stato fidanzato con un’altra ragazza di Mondolfo, una maestra. Con lei è stato fidanzato cinque anni: “magari l’avesse sposata…oddio, oddio… mi è scappato”. Anche Corinna aveva “avuto delle simpatie” prima “ma fidanzata veramente no. Ho avuto delle dichiarazioni da San Costanzo, in particolare da un ufficiale che mi piaceva molto. Non passavo inosservata. Ero alta, slanciata, un bel portamento. Poi è venuto a lavorare nella società di esportazioni con mio padre”.
Il matrimonio viene celebrato a Torino. Corinna indossava un mantello nero con il collo di volpe argentata. Il cappellino con la veletta, “ero elegante”. Il pranzo viene fatto in un ristorante con molta gente, ma non c’è nessuno di Mondolfo. “In viaggio di nozze siamo andati a Sanremo”.
Il marito di Corinna muore quando lei ha 75 anni. “Non ero disperata. Io sono sincera. Mi è dispiaciuto perché muore il gatto e dispiace. No, no, mi è dispiaciuto […]. Ero disperata perché mi sono trovata sola. Lui aveva un brutto carattere. Offendeva poi chiedeva scusa e alla sera faceva uguale. “Quella era cattiveria. Infatti gli dicevo sempre “Se tornassi indietro non ti sposerei più” […]. Era un bell’uomo ma la bellezza conta poco. Prima di tutto l’intelligenza, l’educazione e il rispetto ci vogliono tra marito e moglie. Se si trascende è finita. […]. Se tornassi non lo vorrei più. Ma reagivo, se era un’altra era morta, invece sono andata io a accompagnarlo (al cimitero). Ho fatto bene?”. Dopo la morte del marito l’hanno aiutata molto un’amica, segretaria alla Banca d’Italia, e un geometra, un amico del marito.
Corinna non ha mai lavorato. Le piaceva tanto cucinare e ha imparato a farlo su l’Artusi, anche se anche la Contessa Beliardi le ha insegnato molto.
A Torino Corinna e il marito frequentano teatri e ristoranti e Corinna ripete più volte di aver amato molto questa città “perché la città sveglia”. Ritornano a Mondolfo d’estate e alloggiano all’Hotel Principi; qualche volta a Fano, al Garibaldi, dove si mangiava molto bene.
“Ero molto ambiziosa”, racconta Corinna. “Sin da ragazza ho amato i bei vestiti e avevo dei capelli bellissimi castano dorato con i boccoli. A Torino ho avuto delle sarte brave. Molto brave, mentre a Mondolfo andavo dalla Enrica Pincaglia”. Le spese più belle, però, si facevano ad Ancona in Viale della Vittoria, dove una volta il fratello le regalò una pelliccia di agnellone che costava 1500 lire.
Corinna si ricorda la prima volta che è andata a votare “Con mio padre sono andato a votare la prima volta”.
Di Torino, invece, racconta degli scioperi anche se “non mi interessavo”, però “gli operai non erano tutti onesti […]. Troppo bene li trattavano invece gli operai. Loro per ricompensa li rubavano”.
“Troppo doloroso” è stato per lei lasciare Torino. Tutte le sue cose sono andate perse, alcune “le ho regalate” ma “ho sofferto molto”.
Da sei anni Corinna vive nel ricovero di Mondolfo. “È molto triste vivere qui. Io prego per tutti questi ammalati […]. Io ero in una casa in affitto. L’hanno venduta la casa in affitto e sono dovuta venire via. Mi avevano descritto un paradiso qua dentro, invece è un inferno. Dovevano dividere gli ammalati più gravi (dagli altri). Molto mi manca Torino, molto. Ho detto vado tra la mia gente. Non c’è più la mia gente. Una volta c’era gente più semplice. Ci si voleva bene, ci si aiutava quella volta, mentre oggi la gente è cambiata. Però a Mondolfo c’è sempre stata la cattiveria. Io ho ricevuto del male da Mondolfo”.
“Il mondo di oggi è guasto”, sottolinea Corinna. “Una volta c’era più semplicità, più moralità. Le donne erano più serie. Le famiglie non si dovrebbero mai dividere”.
“Se tornassi indietro (farei) una professione senz’altro. Farei di tutto. Vorrei essere indipendente”. Ci tiene a precisare che non è stato il marito a mantenerla, durante la sua vita, ma suo padre, “Mio marito non ha fatto proprio niente. È mio padre. Chi mi ha dato il benessere è mio padre, mio marito no. Non era in gamba negli affari e non ascoltava nessun consiglio. Io il benessere l’ho avuto da mio padre (anche dopo sposata). Mio padre mi ha lasciato un bell’alloggetto […]. Io i soldi li spendo, al cimitero non voglio portare niente. Compro di tutto, non mi faccio mancare niente”. Corinna da cinquant’anni si cura con l’omeopatia “Mio marito beveva un bottiglione di vino al giorno, più i liquori; la cirrosi epatica se l’è voluta. Io invece che mi sono curata sempre e ho avuto cura della mia salute, sono arrivata a 94 anni”.
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Dati intervista |
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Cognome Nome |
Tranquilli Corinna |
Mestiere svolto |
Casalinga |
Data di nascita |
15/11/1913 |
Data intervista |
6 giugno 2007 |
Luogo di nascita |
Mondolfo (PU) |
Durata intervista |
90 min |
Temi principali |
Famiglia, Matrimonio, Politica, Guerra, Religione,
Emigrazione
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