Home Archivio delle voci  
  Giardini della memoria   Memoria over 90   Catturare le storie                  
Ecofox
imaGo online
ENGLISH
CONTATTI
PUBBLICAZIONI
CREDITS
ATTIVITA'
DATABASE
database
 

 

 
01 / GIARDINI DELLA MEMORIA
 
I TUBI DI RAME
...Mio padre, mio nonno e mio zio erano tutti carrettieri, in paese c’erano sei o sette i carrettieri, con il mulo e il carro portavano la breccia, trasportavano tutto.
Mio padre è morto nel 1956, portava i pomodori a Metaurilia, alla conserviera. Al posto del camioncino lui aveva ‘sto mulo e ‘sto carretto e faceva i viaggi come fanno i camioncini oggi. L’ha preso sotto un camion che veniva da Brindisi: l’autista ha avuto un colpo di sonno perché facevano tutta una tirata, non è che c’erano due autisti. Partivano il mattino presto per arrivare ai mercati di Milano, Bologna. A Metaurilia l’autista ha visto la strada diritta, ha chiuso un attimo gli occhi perché era stanco ed è andato a sbattere contro il carretto di mio padre. È morto lui e un ortolano che l’accompagnava.
Io avevo 12 anni, ho fatto due anni di avviamento a Mondolfo, ma non avevo voglia di studiare e mi hanno mandato a lavorare.
Sono stato tre anni qui da un idraulico del paese, si imparava così, vedendo gli altri lavorare. Un grosso impresario faceva le case popolari a Serra Sant’Abbondio e noi partivamo la mattina con l’Ape carico e dormivamo lassù. Andavamo a dormire nelle case dalle donne che ci ospitavano e pagavamo una quota settimanale. Tornavamo il sabato sera. Ma d’inverno era molto freddo la notte e alla mattina l’acqua gelava le mani. Serra è proprio sotto il monte Catria e una volta siamo dovuti scappare via per la neve che c’ha fatto. La vita è stata un po’ brutta, non è stata bella per niente.
Poi sono andato a Fano a lavorare nelle ville. Facevamo gli impianti di riscaldamento con i tubi di ferro.
Avevo 13 anni quando ho incominciato a lavorare; fino a 18-19 anni ho fatto l’apprendista e il primo operaio, a 21 anni ho messo su da solo, però c’era la crisi dell’edilizia, non facevano le case. Ho lavorato così dal ’64 fino al ’67. Nel 1968 il fratello di zia Renata, che si era già sposato in Germania, mi ha detto: “Vieni in Gemania, là c’è il lavoro”. Sono stato in Germania fino al 1970. Il lavoro c’era ma all’inizio non c’era dove dormire. Allora mi è toccato andare a lavorare in fabbrica e lì c’ho lavorato per un mese. La tribolazione più grossa era che dormivamo con i turchi e la sera erano ubriachi: liti, cagnare, bottigliate, coltellate, era un macello. In fabbrica, mi hanno messo a fare le sponde dei motori e in una c’era una grossa azienda che era di Mengele, un ex nazista che non so se ha fatto degli omicidi. La Mengele era una grossa ditta, però lui era un nazista e l’hanno trovato dopo tanto tempo ed è stato riconosciuto. Io ho lavorato nella sua ditta, ma erano tanti gli operai che aveva, tanti, tanti. Centinaia.
Poi volevo trovare un altro lavoro. C’erano due dal paese che lavoravano vicino a Stoccarda e gli ho detto: “Guarda, questo non è il lavoro mio, faccio l’idraulico, qui non ci sto”. Stare con quella gente, il lavoro non è il tuo, la lingua non la parlavo, c’ho avuto da fare i primi mesi. Un disastro, ho passato le notti che piangevo forte. Dormivamo in una soffitta con le ragnatele che toccavano per terra. Ho detto ad un amico che aveva la macchina: “Io ti pago il disturbo, la benzina che ci vuole per andare a Stoccarda…”. Così siamo andati a questa città… Siamo andati a trovare loro e l’impresario mi ha detto: “Sì, cominci subito a lavorare qua, il lavoro c’è”. E sono rimasto sempre lì. Ho lavorato sempre, giorno e notte. Abbiamo trovato una camera per dormire che era proprio sopra un’ ex fabbrica dove di notte andavo a saldare per guadagnare di più perché lì mi pagavano in nero. Così per tre o quattro mesi sono stato bene però la mattina dovevi alzarti alle sette e di notte lavoravi fin dopo mezzanotte. Comunque sono stato bene e posso dire solo bene della Germania, è stata una seconda mamma per me perché mi ero inserito molto bene e dove lavoravo mi volevano tutti bene. Non mi volevano dare neanche i documenti per ritornare: “Tu devi stare con noi”. Parlavo bene il tedesco io allora: “Tu stai un altro anno qua e parli come noi uguale, uguale a noi”. Ho un buon ricordo della Germania. In quei due anni ho imparato molte cose che qua non si facevano. Loro avevano un altro sistema di lavoro, più avanzato di trent’anni, rispetto a noi. Ad esempio facevamo gli impianti con i tubi di rame che qua sono arrivati vent’anni dopo! ...
Rielaborazione della testimonianza

 

Dati intervista
< Torna a elenco
Cognome Nome
Morini Edgardo
Mestiere attuale
Idraulico
Data di nascita
15/01/1944
Data intervista
13 ottobre 2006
Luogo di Nascita
San Costanzo (PU)
Durata intervista
90 min
Temi principali
Lavoro, Famiglia, Tempo libero, Affettività, Emigrazione,
Riti e costumi, Politica

Guarda il video

Installa Adobe Flash Player 9


Piazza Tre Martiri, 43 - 47921 Rimini / tel. 0541.434059 - 0541.434023 / fax 0541.434060