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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA
 
SE VAI A CASA NON VENIRE PIU’
Al colloquio era presente la moglie Pasquini Donatella

...Io a 14 anni ho finito le medie e dopo sono subito andato a lavorare in fabbrica qui da Mantini; e nella fabbrica non era tanto facile, perché quella volta c’era soltanto la fabbrica, visto che ormai il contadino era una figura sorpassata e le donne se facevi il contadino, non volevano saperne...
D’altra parte lavorare in campagna non mi piaceva e non c’erano tanti soldi per continuare gli studi. Per dire: se stanno bene a casa vai anche a studiare, mentre io ho visto che a casa c’era bisogno, poi avevano comprato la terra, il lavoro non era come adesso e si trovava e allora sono andato da Mantini.
Mi ricordo il primo giorno, sono arrivato e i miei amici già tagliavano la pelle, e invece a me mi hanno messo a lavorare la tomaia della scarpa: c’era una macchina che tagliava questa fodera e dovevo stare per otto ore a sedere! Era una cosa tremenda, non se ne poteva più. Avevo quattordici anni… Mi ricordo che dei giorni era una cosa tremenda arrivare alla sera, ti sembrava una cosa… una sofferenza, enorme, perché era sempre uguale.
C’ho lavorato sedici anni, dal 1969 in poi, anche se non stato sempre così, perché dopo ho iniziato a tagliare la pelle, e se il lavoro è difficile il tempo ti passa meglio, però insomma lo stipendio era quello lì, arrivavi alla fine del mese… lo stipendio era poco, la soddisfazione era poca…
All’inizio c’era qualcuno che era sindacalista: e allora le gran botte col padrone che urlava da matti, era una cosa tremenda! Poi sono arrivati i sindacati e piano piano siamo riusciti a fare le otto ore, e poi quella volta ancora si lavorava anche il sabato mattina, però ho visto che si andava avanti, aumentava lo stipendio e la vita migliorava. Sì, migliorava da una parte, però la vita era sempre quella, era sempre uguale. Era forse meglio quella volta che uno comprava un terreno o una casa, c’era una gran svalutazione, era talmente forte che lo pagavi in poco tempo. Però con i guadagni della fabbrica non si riusciva a far niente.
Aumentava lo stipendio, ma aumentava anche il costo della vita. Noi li abbiamo fatti tutti gli scioperi, ma c’è sempre qualcuno che è più vicino al padrone: non era facile, perché dentro c’è stata sempre una pressione, ti facevi forza perché eravamo tutti insieme, o quasi tutti, però il padrone era tosto. Eh, mi ricordo una volta che dovevo fare un’ora in più, ma io dovevo andare a casa e allora lui mi dice: “Se vai a casa non venire più”, io sono andato e sono stato tutto un periodo a casa e mio padre quando l’ha saputo è andato a parlarci e lui mi ha richiamato.
Non era facile a convincere facilmente quelli che avevano paura, che non volevano fare sciopero, no, non era facile: in qualche fabbrica grossa so che non li facevano entrare, li facevano star fuori, sennò li menavano, ma da noi era più difficile, a volte c’era il picchetto ma però chi ha paura ha paura.
Allora li facevi entrare… Molti erano dalla parte del padrone, quattro o cinque, e non c’era niente da fare; altri, alle volte, non ti seguivano, so che è stata sempre dura. Comunque i sindacati sono entrati presto e noi abbiamo fatto sempre la lotta. Anche le donne...
Rielaborazione della testimonianza

 

Dati intervista
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Cognome Nome
Nataloni Franco
Mestiere attuale
Operaio,
portalettere
Data di nascita
04/05/1954
Data intervista
10 aprile 2006
Luogo di Nascita
San Costanzo (PU)
Durata intervista
120 min
Temi principali
Lavoro, Matrimonio, Famiglia, Politica, Tempo libero, Affettività

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