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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA
 
LA “BURANA”
...Nel periodo della guerra io avevo sei anni, mi ricordo perché ero sfollato verso la Stacciola, per i Tufi. Un giorno io e mio nonno siamo andati a trovare la nonna di mia madre e il nonno che erano di fronte proprio sotto le Grazie dove c’è la chiesa. A un certo punto sono arrivati i tedeschi verso le cinque e ci hanno portati via tutti. Eravamo quaranta persone, ci hanno portate su al cimitero e dal cimitero giù da Fornaciari e quando siamo arrivati laggiù ci hanno abbandonati. I cugini miei sono ritornarti in paese, io e mio nonno siamo andati qui da Camilletti, … siamo andati lì perché nonno era amico del nonno e siamo stati due giorni là. Allora a casa tutti a cercarci: “Sono morti…”, invece io là ci stavo bene, c’erano le uova, mangiare, bere… si stava bene, ma a casa, mamma, tutti pensavano che eravamo morti, non ritornavamo, invece dopo due giorni siamo tornati. I tedeschi si ritiravano, gli hanno rubato il filo dei telefoni, capirai, erano imbestialiti e noi siamo stati fortunati perché la sera stessa sono arrivati i polacchi. Sennò loro o che ci portavano in Germania o ci ammazzavano o cos’altro ci facevano non si sa.
Poi da ragazzo andavo a raccogliere le schegge di ferro che vendevamo perché veniva una donna che veniva da Mondolfo con il cavallo, la Burana si chiamava, e noi le davamo ‘ste schegge, le pelli dei conigli e lei le comprava. Quella volta si vendeva tutto.
In famiglia vendevano il pesce, avevano dei cavalli quella volta e in estate si andava a fare il fieno per dare da mangiare in inverno ai cavalli; andavano a piedi, partivano al mattino verso l’una di notte e andavano verso Spicello, Montecucco, da quelle parti lì. Si raccoglieva il fieno su per i campi, per i greppi e poi si facevano i pagliai in inverno, perché l’inverno quella volta lo faceva non era come adesso, era più freddo, faceva l’inverno per un paio di mesi. In estate il pesce in campagna non lo mangiavano perché non era come adesso, non c’era il frigorifero niente, allora si vendevano i pomodori perché i pomodori in campagna non c’erano.
In famiglia eravamo cinque, io, i genitori e i nonni. Mia sorella è nata nel ’48.
Dopo noi andavamo a friggere il pesce in tutte le piazze, in tutti i mercati, fino a Cagli. Si andava con il cavallo, in tutti i mercati dei dintorni e nelle fiere di S. Giorgio, Monteporzio, Cerasa, Marotta, Senigallia. Più che altro pesce fritto, si vendeva anche fresco ma il giovedì a Orciano si friggeva, eravamo in due o tre perché eravamo soci con Martinelli Ermenio e Martinelli Luigi. Erano una società, ma loro non avevano figli, non erano sposati nessuno dei due e hanno continuato a vendere il pesce con noi, andavamo a fare il fieno con nonna e loro e abbiamo continuato per trent’ anni.
Mia madre lo vendeva con un carretto, una biroccina, io dopo ho comperato la motocicletta, avevo quattordici e andavo con la motocicletta, con il sidecar, poi con l’ape e poi ho comperato il camion e andavo a vendere fuori.
Ho cominciato verso il 1951 e poi quando abbiamo comperato la motocicletta era il ’61-’62. Mi ricordo che ero a fare il militare e abbiamo comperato la Lambretta usata, poi un ape e poi i miei genitori sono morti...
Rielaborazione della testimonianza

 

Dati intervista
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Cognome Nome
Polverari Luigi
Mestiere svolto
Pescivendolo
Data di nascita
27/03/1938
Data intervista
17 febbraio 2006
Luogo di Nascita
San Costanzo (PU)
Durata intervista
80 min
Temi principali
Lavoro, Famiglia, Tempo libero, Guerra

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