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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA |
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A ME PIACCIONO I SOLDI
...Dopo sposati andavamo a ballare anche tre volte per settimana, nelle capanne dai contadini o anche in via Tomba, da Ulivanti, al circolo “Stella”. Era un divertimento! C’era anche mio marito, sempre, dappertutto, però lui non ballava sempre, un po’ si, ma non tutto. Invece suo fratello, mio cognato sapeva fare tutti i balli. A me piaceva ballare e una sera mio marito si è anche arrabbiato. C’era un ballo nuovo e io e la Iole (adesso è in Francia) lo volevamo imparare. Mica ero con un uomo io! Ero con ‘sta ragazza, più piccolina di me e su e giù, su e giù … ero tutta sudata. Mio marito allora ha detto: “Smetti… smetti sei tutta sudata.” Ma io non smettevo, allora si è arrabbiato: “Adesso andiamo a casa!” E io: “No, adesso a casa proprio no!” “Allora mettiti a sedere e non ti muovere più! Sei tutta sudata.”
Mi sono messa a sedere, sono stata zitta, mi chiamavano a ballare e dovevo dire di no ma mi scocciava perché ancora era solo mezzanotte. Allora si ballava fino alle tre (mica fino alle sette come adesso che poi fanno colazione e alla fine tornano a casa!)
Comunque quella sera non ho più ballato, mi ha toccato dargli retta perché aveva ragione, aveva ragione al cento per cento.
Fino a trentasei anni siamo andati a ballare anche al teatro e per i veglioni belli belli facevo il vestito da sera … Una volta è venuta a cantare Rita Pavone e io avevo un vestito azzurro scuro.
Mio cognato ballava molto bene, invece mio marito e mia cognata non erano dei grandi ballerini! Allora io ballavo con mio cognato e mio marito con la cognata.
Era pieno di gente; tutti i palchi pieni; in alto, sulla galleria (si chiamava la piccionaia), tutto pieno. Fino a trentasei anni ci sono andata, dopo è arrivata la seconda figlia e non ci sono più andata. Quella è nata per sbaglio, dopo quattordici anni dalla prima!
Quegli anni che si andava a ballare sono stati belli, più bello di quelle serate non c’era niente.
Però a me piaceva anche il lavoro perché io ho fatto anche diciotto ore su ventiquattro quando lavoravo con i cavoli. Basti pensare che mi sono operata di fibroma a dicembre e alla fine di febbraio sono andata a lavorare con i cavoli. Avevo la pancera e dovevo andare a fare le bollette in campagna. Il procuratore mi ha detto: “Tu non devi fare niente, tu devi solo fare la scelta dei cavoli e fare le bollette. Se vuoi stare qui le gabbie non le devi toccare; casomai te le faccio toccare dagli altri.” Allora ci sono andata. Quando sapevo che alla fine del mese vedevo i soldi, lavoravo con soddisfazione. A me piacciono i soldi, però mi piace anche fare...
Rielaborazione della testimonianza
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Cognome Nome |
Polverari Teresa |
Mestiere svolto |
Venditrice ambulate,
operaia
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Data di nascita |
12/01/1922 |
Data intervista |
16 febbraio 2006 |
Luogo di Nascita |
San Costanzo (PU) |
Durata intervista |
90 min |
Temi principali |
Matrimonio, Riti e costumi, Lavoro, Famiglia, Tempo libero, Affettività, Guerra, Politica
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