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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA
 
AVEVA VENT’ANNI
Durante l’intervista al marito SATURNO SANCHIONI, la signora Ines Radi racconta la ritirata dal fronte russo, così come l’ha sentita racconta tantissime volte, il marito interviene ogni tanto per alcune precisazioni:
...La ritirata era finita, loro erano in Ucraina, ai confini con la Polonia. E allora dicevano che chi ha un principio di congelamento li mandavano in Italia. Infatti lui cosa ha fatto? Ha preso una pezza, quelle che si mettevano intorno alle scarpe, l’ha bagnata e l’ha messa attorno al piede e poi l’ha messo fuori della porta.
Ha detto: “Almeno domani mattina sarà congelato questo piede”. Perché quelli che erano congelati li mandavano a casa prima, invece, si è svegliato la mattina, la pezza era asciutta e il piede caldo, bollito, allora dico: “Non c’è niente da fare…”
Era il sangue.. aveva vent’anni, il sangue era caldo.
Ma durante la ritirata camminavano sui morti, Paolo. I morti per terra e loro camminavano sopra. Perché se si fermavano, morivano anche loro. Non avevano il tempo di fermarsi a raccogliere.
Siamo arrivati la mattina presto. Allora noi siamo scesi dal treno e siamo andati a lavare la faccia con un asciugamano, uno straccio…
Eravamo in Ucraina. Verso la fine dell’Ucraina. Aspettavamo i treni…Noi aspettavamo, lì, con il fazzoletto sopra la testa. Tutt’una volta sento chiamare: “Saturno!” E questo chi è? E chi è? Per nome non ti chiama nessuno. Ti chiamano per cognome.
Era Rino. Ancora il treno non si era fermato, lui è sceso. Ha fatto un salto ed è sceso dal treno.
Dopo siamo rimasti lì una decina di minuti. Finché il treno è stato fermo, mi pare un quarticello. Siamo stati sempre insieme.

Racconta come è successo la ritirata… una mattina hanno detto: “E’ la ritirata”.
“Si salvi chi può”. Chi te l’ha detto?
Il tenente. Un tenente sardo, Canu.
Ha detto: “Si salvi chi può”. Mi ha detto…non mi ricordo, non mi sono mai ricordato di preciso: “Siamo accerchiati” o “Siamo sopraffatti”, c’ho ripensato più di una volta ma non ricordo… è venuto lui, il tenente, ci ha detto: “Si salvi chi può”.
E allora io ho fatto un salto, sono andato fuori e mi sono messo a camminare a piedi.
Io non avevo niente. Avevo solo il cappotto da militare, e basta.

C’aveva la cassettina degli strumenti che gli aveva dato il padre prima di andare via, perché lui gli aveva detto: “ Babbo mi hanno messo nella calzoleria” allora il padre gli ha dato la cassettina che c’erano gli strumenti.
Quella gli è rimasto la, perché lui è fuggito. C’è uno di Senigallia che ci va, un giornalista, un fotografo che ci va tante volte in Russia quando tirano fuori questi morti. Allora lui gli ha detto: Guarda Giorgio, se tu mi ritrovassi questa cassettina di mio padre, per me sarebbe una cosa tremenda”. Però non si è trovato mai niente.
Vedi questo qui nella foto? E uno di Treviso, l’ha incontrato per strada durante la ritirata. Era malato, aveva l’itterizia, era tutto giallo. Lui, questo, Durante Edoardo, gli ha detto: “Saturno, Sanchioni” , non so come l’ha chiamato, ha detto: “Io sto male… non mi abbandonare.”
Era per terra abbandonato, ” Non mi abbandonare, io sto male” e lui l’ha preso e l’ha caricato sulle spalle e l’ha portato per un bel pezzo di strada.
Aveva venti anni, la forza l’aveva. A posta non gli si è gelato il piede, il sangue, la forza...
Rielaborazione della testimonianza

 

Dati intervista
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Cognome Nome
Radi Ines
Mestiere svolto
Casalinga
Data di nascita
11/05//1927
Data intervista
03 dicembre 2005
Luogo di Nascita
Piagge (PU)
Durata intervista
120 min
Temi principali
Lavoro, Guerra, Divertimenti

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