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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA
 
SE DEVO RACCONTARE QUALCOSA, RACCONTO DELLA PRIGIONIA
Adesso che sono vecchio se devo raccontare qualcosa della mia vita, racconto della prigionia, al resto non ho prestato tanta attenzione. È lì dove ho sofferto un bel po’ ed ho preso anche le bastonate. Perché a noi, chi ci comandava dentro i campi, a parte il lagheraltester che era solo per l’ordine politico, gli altri erano usciti dalle galere ed erano assassini. Avevano un triangolo verde e gli avevano tirati fuori dalle galere e comandavano i prigionieri politici. Quelli le bastonate le sprecavano se non facevi qualcosa. Loro dovevano controllare noi. Al giorno loro segnavano: se ti vedevano un momento che stavi fermo, non lavoravi, prendevano nota, Tutte le sere, quando tornavi dal lavoro ti chiamavano quando facevano l’appello, andavi fuori, venticinque, cinquanta botte nel sedere con un nerbo oppure non ti davano niente da mangiare.
Morivano dalle botte ma erano già mal ridotti. Ti buttavi giù e se il giorno dopo non riuscivi ad andare a lavorare ti facevano fuori. Io ho preso due volte le bastonate, una volta una vergata nella testa mi ha preso di sfuggita e mi ha portato via il basco e non l’ho più trovato da quanto me l’aveva data grossa. Perché mi ero messo in fila per cambiare gli zoccoli. Ci davano gli zoccoli di pezza in inverno e dopo un po’ di giorni si infradiciavano e si rompevano; allora li legavi con una corda o un pezzo di sprango. Ogni mese tu ti mettevi in fila per poter avere gli zoccoli ma prima ti dovevi prenotare. Io non mi ero prenotato e quando sono arrivato lì che non c’era il nome mi hanno dato una briscola che se mi prende bene nella faccia mi rovina. Poi un'altra volta è stato perché raccoglievo le bucce di patate per cuocere. Ero andato a raccogliere le bucce delle patate nello scarico, perché la sera, nella gamella, le cocevo per mangiare sulla stufa. Lì ho preso un'altra bella bastonata.
Il mangiare era una brodaglia che non sapevi dentro cosa ci mettevano, barbabietole o rape non so cosa c’era. Al mattino un caffè che non era caffè e poi trenta-quaranta grammi di pane con un pezzo di margarina: e quello era il mangiare. Io siccome non fumavo le sigarette che mi davano le davo ai russi: loro mi davano la margarina e io gli davo le sigarette. Loro sono morti quasi tutti e io mi sono salvato.
Di quelli che erano con me non ho rivisto più nessuno. Ho scritto anche ma non mi ha risposto nessuno.
Non avevamo ognuno una gavetta; tu la sera la buttavi in un mucchio, lì di fuori. Erano tutte arrugginite. La notte, se qualcuno non voleva uscire, le prendeva per fare la pipì e poi le ributtavano lì. La mattina andavi a prenderle e se non eri il primo a riprenderle ti trovavi quelle arrugginite, quelle tutte sporche. E con quelle andavi a prendere il caffè, quello che davano. Si doveva tenere lì fuori perché dentro non sapevi neanche dove metterla perché tu avevi un pezzetto di tavolato con un pagliericcio.
Non pensavi a niente. Io per due anni non mi ricordavo più sicuro cos’era una donna. Per carità! E chi ha mai avuto un pensiero. Giovanotti com’eravamo, niente. Tu non sentivi nessun istinto, niente. Avevi una gran debolezza che non stavi in piedi. Dopo con gli americani, piano piano, è tornata un pò di sensibilità, sennò non ci si ricordava più niente. Si pensava solo lì. Tanto tu pensavi che a casa non ci si andava, non ci si ritornava più. Vedevi tutti i giorni quelli che morivano e li portavano ai crematori e si pensava che la fine era quella. A casa non ci si pensava più per niente. Si pensava di tirare avanti, non avevi il pensiero né per la casa, né per niente.
Stavi in piedi un giorno per l’altro e pensavi che il giorno dopo può darsi che non c’eri più. Ogni giorni pensavi: “Domani ci sarò più?"...
Rielaborazione della testimonianza

 

Dati intervista
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Cognome Nome
Ricci Valentino
Mestiere svolto
Impiegato comunale
Data di nascita
31/03/1922
Data intervista
3 dicembre 2005
Luogo di Nascita
Stacciola
San Costanzo (PU)
Durata intervista
90 min
Temi principali
Guerra, Lavoro, Politica, Famiglia

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