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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA
 
O SI TORNA O SI STA QUAI
Al colloquio hanno partecipato le amiche CAMILLONI OMBELINA e CAMILLONI ONELIA

...Dopo nel ’55-’60 si è cominciato ad emigrare, io sono stata in Svizzera undici anni. Quando ho sposato, ho sposato nella miseria, non avevamo niente, mio marito faceva il sarto e lavorava per tutta la campagna, ma la campagna pagava ad agosto con il grano sicché i soldi non si vedevano mai. Quando era il sabato o la domenica dovevo venire sempre da mio padre per vedere se mi dava qualcosa per la domenica. A un certo punto il fratello di mio marito è partito per la Svizzera e quando era da un anno che era là ha detto: “Vieni via anche te che qua cercano i sarti…”.
Allora siamo andati via però in un primo momento è partito mio marito da solo.
Avevo un bambino che era piccolo, andava a scuola, faceva la prima elementare. È andato lui, là ancora la scuola italiana non c’era, c’era solo la scuola svizzera e noi aspettavamo il momento giusto per fargli fare tutte e due le scuole, così se un domani tornavamo…
Dopo sono partita anch’io, ho lasciato mio figlio piccolino, piccolino con i nonni, ha fatto qui la prima e la seconda elementare, alla terza elementare, appena abbiamo saputo che là avevano messo su la scuola italiana, lo sono venuta a prendere e poi siamo stati là finché mio figlio ha fatto la prima ragioneria. Dopo siamo tornati, ha detto mio marito: “O si va via adesso o mai più”, perché dopo mio figlio si faceva grande, se trovava la fidanzata là, noi non tornavamo più, allora ha detto: “Il momento è questo, o si ritorna in Italia o si sta qua”.
Abbiamo deciso di tornare.
In Svizzera mio marito aveva il lavoro in un negozio come sarto, faceva riparazioni; io ero nella fabbrica di fazzoletti per il naso. Ci sono stata bene moltissimo.
Io ho lavorato con tutti svizzeri, avevo solo una capo-operaia italiana che mi ha insegnato un po’ il dialetto, non l’ho imparato bene come a scuola ma lo sapevo tutto come loro.
I rapporti erano molto buoni, eravamo a San Gallo, nel cantone tedesco. A me in fabbrica mi avevano perfino messo ad andare a prendere i soldi per i pagamenti e riportarli. Ero sempre per la città con la borsa dei soldi, quando io non ce la facevo con i soldi mio figlio con la biciclettina mi veniva ad aiutare con la borsa da quanto pesava.
Io ho lavorato nel tavolo con una napoletana e lei mi raccontava mentre lavoravamo che lei era venuta in Svizzera per sport, che in Italia aveva quello, quell’altro. Invece io le ho detto che ero venuta via perché mio figlio era stato male da piccolino e in farmacia avevamo lasciato i debiti… Le ho detto la verità, invece lei mare e monti. Quando sono arrivate le ferie di agosto mi ha chiesto 500 franchi perché voleva venire in Italia. Allora io ho detto una parolaccia (adesso qui non la dico): “Tu vuoi i soldi, vuoi 500 franchi? Io li ho spediti in Italia”. Ce li ho avuti sempre i soldi ma io cercavo di spedirli qua per fare qualcosa, sennò per cosa stavo là? per vedere gli svizzeri?
Siamo partiti nel 1961 e siamo tornati nel 1972 ...
Rielaborazione della testimonianza

 

Dati intervista
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Cognome Nome
Rosati Luciana
Mestiere svolto
Operaia
Data di nascita
23/09/1932
Data intervista
27 gennaio 2006
Luogo di Nascita
San Costanzo (PU)
Durata intervista
120 min
Temi principali
Lavoro, Guerra, Famiglia, Politica, Tempo libero,
Riti e costumi, Emigrazione

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