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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA
 
LA MUCCA DI CIANO
Al colloquio ha partecipato il marito CECCORULLI AROLDO

...Sono venuta qui per la prima volta nel 1957. ancora non eravamo sposati e sono venuta a conoscere la sua famiglia.
L’impatto è stato un po’ traumatico…Sono arrivata a Fano e ho detto a mio marito: “Guarda, compriamo un mazzo di fiori da portare a tua mamma”. Da noi se si va in visita, si porta i fiori. E lui mi fa: “Ma guarda non è il caso”. Non mi ha detto perché, mi ha detto “non è il caso”.
Poi quando sono arrivata, quello che mi ha colpito è stato l’affetto perché sono stata accolta a braccia aperte. Per me è stata una cosa incredibile perché noi in Friuli siamo molto freddi. Mia mamma mi ha sempre detto che non si va a disturbare per le case. Cioè, ci si trova al bar. Si va al bar, ci si incontra fuori, ma non si va per le case. Quindi io a vedere queste persone che mi accoglievano, che m’invitavano … sono stata invitata da tutti i suoi zii, e ne aveva tanti. Io non ero abituata, da noi non si usa assolutamente. Per me si è aperto un nuovo mondo. Era una cosa che a me forse mancava questa famiglia allargata e io mi sono così affezionata ai suoi parenti tanto che li frequento più io che lui. Io sono affezionatissima alle mie cognate, alle sue cugine e ci frequentiamo tantissimo. Per me questa è stata una grande sorpresa. Questo amore che si porta tra parenti, magari non in tutte le famiglie, però nella sua famiglia sì. Quando sono venuta in paese, andavamo a messa. A un certo momento Don Dante ha detto: “Ma insomma, anche qui ci sono tante brave ragazze, non occorre andare a cercarle fuori”. Allora io ho pensato: “Ma scusa ce l’ha con me?”. Perché ero solo io, non c’era nessun’altra: mi sono guardata intorno e non c’era un’altra straniera. Questa cosa mi ha un po’ colpito. In fondo anch’io avevo sposato uno straniero. E a dirla tutta, anche per me poteva essere stato un salto nel buio! Ma uno ci prova.
Lui aveva una scassatissima vespa quindi non è che potevamo venire giù così. E siamo venuti in treno e poi in corriera. Ed era agosto, un’estate di una siccità terribile e lungo la Tombaccia si vedevano i crepacci nei campi. Io ero abituata nel verde del Friuli, alle nostre colline che sono completamente verdi, alberate, mentre queste erano veramente, completamente pelate. Perché adesso qualche ciuffo d’albero si vede, qualche siepe, quella volta si vedeva questa terra riarsa, questo color ocra. Poi mi sono accorta che in paese mancava l’acqua! … Eccome se mancava l’acqua. Mamma mia! Noi abituati ad avere l’acqua dappertutto. Qui davano l’acqua, quando la davano, un giorno si e un giorno no, dalle sei alle sette del mattino. Per cui mia suocera, povera donna, aveva la casa piena di damigiane, damigianette, bottiglie, bottiglioni e il bucato bisognava farlo tra le sei e le sette della mattina perché dopo l’acqua non c’era per risciacquare. Ecco, una cosa che a me dava tanto fastidio era risciacquare i piatti in un secchio. Noi eravamo abituati all’acqua corrente. Si, l’acqua era veramente una cosa che a me mancava, ma la gente qui era abituata e non ci faceva caso.
Non c’era l’acqua, non esisteva un fioraio, non c’era una pasticceria. Una volta sono venuta giù che avevo già il secondo bambino e ho perso il latte. All’improvviso non avevo più il latte e allora io tranquillamente ho detto a mia suocera: “Ma basta andare in latteria, si compra”. Da noi ogni paese dal 1800 c’ha la sua latteria sociale. E lei ha detto: “Ma non c’è la latteria qui”. “Come? Non c’è una latteria? Se ce l’hanno tutti i paesi!”.
Allora mia suocera è andata dalla cugina che c’aveva la mucca, ha preso il latte, l’abbiamo bollito, ci abbiamo aggiunto l’acqua perché il bambino era piccolissimo. Così la latteria è stata la mucca di Ciano...
Rielaborazione della testimonianza

 

Dati intervista
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Cognome Nome
Russiani Giuseppina
Mestiere svolto
Casalinga
Data di nascita
17/07/1939
Data intervista
20 maggio 2006
Luogo di Nascita
Cormòns (GO)
Durata intervista
120 min
Temi principali
Lavoro, Famiglia, Emigrazione, Riti e costumi, Matrimonio, Affettività

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