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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA
 
I VOSTRI SPLENDIDI OCCHI
...Avevo uno zio che era prete qui e una volta hanno fatto una piccola accademia, sai i preti non è che facevano grandi cose, e fra l’altro quel giorno hanno celebrato una prima messa. Allora ho cantato con tre professori di musica. Mi hanno fatto fare l’Ave Maria di Schubert durante la messa. Poi il pomeriggio c’era il vescovo, le autorità, mi hanno fatto cantare a teatro Tutta vestita di nero … applausi a non finire. Quando stavo da mio zio ero giovane allora, avevo tre innamorati e mi mandavano i bigliettini. Allora io ero un po’ dispettosa, tante volte ero contenta, altre volte no. Mi diceva mio zio prete: “Leggi, guarda cosa vogliono”. “Io non ne voglio sapere niente…”. Ero un po’ fatta così, malamente.
Dopo avevo un fidanzato che l’ho lasciato perché mi aveva stufato.
Perché non mi piaceva come si comportava e dopo l’ho lasciato così. Mio marito l’ ho conosciuto quando venivo da mio zio prete. Un giorno casualmente sulla corriera l’ho incontrato. Ho visto che gironzolava, mi ha salutato. Dopo un giorno arriva una gran lettera, fa la mamma: “Guarda ti ha scritto un geometra, guarda un po’ chi è?”. Le ho chiesto: “Ma tu l’hai aperta?”. E lei: “Sì, ma io ci vedo poco, leggi tu…”. C’era scritto che mi aveva incontrato e mi voleva vedere. Gli ho dato l’appuntamento, è venuto su al paese. Poveretto, la macchina gliel’avevano rubata i tedeschi, è venuto su con la bicicletta ed ha conosciuto mamma… Io avevo 21 anni. Poi è è morto suo padre allora abbiamo rispettato l’anno del lutto, ma due, tre anni dopo una sera mi ha detto: “Sposiamoci!”. Il corredo era pronto, sicché ci siamo sposati del ’43 in piena guerra come due pazzi. Il 7 gennaio del ’43.
In questa fotografia c’è lui quando faceva l’amore con quella farmacista. È con il berretto e la moto. Mi raccontava sempre di ‘sta fidanzata che non era tanto seria, mi aveva stufato.
Di me era molto innamorato, molto. Prima si è scapestrato come gli è parso, dopo…
Mi aveva conosciuto qui dallo zio prete perché quella volta io arrivavo con il cappello, tutta ben vestita e è stato che io ho cominciato con questi canti: “Quanto canta bene…” perché anche lui cantava bene e una volta hanno organizzato “L’ora del dilettante”. La lettera me l’ha mandata un anno dopo, ma non si era mai proposto. Dopo invece quando ha saputo che avevo questi due o tre che mi ronzavano attorno mi ha spedito la famosa lettera. Ma dopo pochi giorni sono venuti a Orciano due ragazzi spediti da Oddo perché aveva saputo che io mi fidanzavo. Oddo mi voleva, sì, a voglia, ma era un timidone. Gli ho detto: “Mi dispiace ma io ormai ho dato parola, non torno indietro”. Si poteva pronunciare quando stavo giù. Perché lui lavorava nella casa dei preti e veniva da mio zio qualche volta con una scusa, ma era un po’ timido, allora mi piaceva più quest’altro. Così mio marito mica mi ha dato tempo di rispondere: è arrivato come un razzo il giorno con la bicicletta.
Cosa c’era scritto nella lettera? No, dopo voi mi portate in giro… “I vostri splendidi occhi…” ancora la conservo, io conservo tutto. “Questa mia vi possa arrivare come un fulmine a ciel sereno” iniziava così, perché quella volta si dava del voi, era al tempo del fascismo. “L’ho conosciuta, l’ho vista, mi è piaciuta…”. E finiva così: “I suoi splendidi occhi altro non possono dare che una pace di bene. A presto arrivederci” e dopo mi telefona che veniva su, perché era andato anche dallo zio prete che gli aveva detto: “Stai a sentire, io ti conosco da ragazzo, se lei è contenta, sono contento anch’io. Se lei non è contenta, non posso farci niente”.
Adesso i valori morali non esistono più, è tutto cambiato. Noi sarà che abbiamo vissuto in un altra epoca, io sono contenta come sono vissuta e ringrazio i miei come mi hanno allevata.
Ho risposto: “Sebbene la vostra lettera mi è giunta di sorpresa, quanto prima ci sarà un incontro”. Lui dice: “Va bene”. Allora speravo una settimana di respiro, figlia mia, è arrivato con la bicicletta… no, è arrivato con la corriera, però per il ritorno la corriera non c’era. Così si era fatto caricare la bicicletta sopra l’autobus. Quando è arrivato gli abbiamo preparato il pranzo, mamma poveretta era tutta sussurrata.
Adesso ho un generale, non lo sapete? Allora la sera mi saluta, fa un giretto qui sopra con l’apparecchio. Non è vero niente, sono tutte fantasie. Siccome un mio amico che sta a Pesaro mi ha detto: “Ti ho trovato il moroso”, “Tu sei matto”, “Non sono matto, è vero, è vero, è un generale in pensione, ancora di bella presenza”. Gli ho detto: “Non ci pensare minimamente che io non voglio conoscere nessuno”. Allora tra amiche abbiamo iniziato a scherzare con ‘sta storia: “E’ arrivato stasera?”, “Sì,con un mazzo di rose”. Allora quando passa questo apparecchio certe sere, non so se è un ricognitore, dico: “Questo è lui che saluta…”, perché noi vecchi siamo un po’ romantici, le persone anziane sono romantiche… Io posso dire che mio marito, tornassi indietro, lo risposerei altre dieci volte. Siamo stati molto innamorati. Con lui mi divertivo, andavamo sempre a teatro, al Rossini, a Pesaro; tutte le domenica andavamo al cinema Astra quando davano dei bei film...
Rielaborazione della testimonianza

 

Dati intervista
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Cognome Nome
Saudelli Maria
Mestiere svolto
Casalinga
Data di nascita
08/12/1918
Data intervista
4 settembre 2006
Luogo di nascita
Orciano (PU)
Durata intervista
120 min
Temi principali
Famiglia, Politica, Tempo libero, Affettività,
Riti e costumi, Guerra

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