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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA
 
NON FACCIO PER DIRE, MA ERO MOLTO BELLA
..Io non ho sposato e sicché ho dovuto lavorare sempre. Invece le donne che si sono sposate hanno potuto smettere di lavorare perché avevano lo stipendio del marito. Io invece ho lavorato sempre qui in casa: sono cinquantasette anni che faccio la magliaia. Io con il mio lavoro ci dovevo vivere e cos’ ho dovuto lavorare anche la notte: alle tre ero già in piedi. Anche la domenica e non sono mai potuta andare al mare! Dove dovevo andare? Dopo avevo anche i genitori vecchi: babbo è stato sempre male perché ha avuto l’asma, poveretto. Io andavo a chiamare mio fratello dopo mezzanotte: “Vieni giù che muore babbo…”. Lo prendevamo e lo portavamo all’ospedale. Dopo si è invecchiata anche mamma e così ho dovuto stare sempre con loro. Mio fratello non ha voluto sapere niente né di mamma, né di babbo: tanto c’ero io! Non potevo neanche pensare di farmi una famiglia perché mamma non voleva perché diceva che dopo lei rimaneva sola. E’ morta a 88 anni e sicché prima non ho pensato di farmi una famiglia perché non voleva lei e poi perché ormai era passato il tempo e non mi importava più neanche a me. Però adesso mi trovo male, molto male.
Se c’era qualcuno che provava a girare attorno a casa e provava a dire: “Volete che sposo vostra figlia?”. “No, bada andare…” rispondeva mia madre. Ma non mi importava perché ero presa con questo lavoro. I ragazzi ce li avrei anche avuti, li ho trovati anche di sotto, nascosti dentro il camion. Una paura che ero quasi morta. Avevamo il bar, perché quando mio fratello era socialista gli hanno dato il Circolo Operaio Paolini, sicché io tornavo a casa verso le una o le due dopo mezzanotte. Una volta ho trovato uno di sotto: “Tu cosa fai qui?”. Era un mio amico che abitava vicino. “Niente, volevo parlare con te”. “Cosa devi parlare con me! Bada andare se no chiamo mamma”. Lui poi ha provato a parlare anche con i miei genitori, ma dopo la sua famiglia è andata via, si è trasferita e lui poveretto è morto.
Ce n’era un altro che faceva il galletto: mi ha chiesto di fidanzarmi, gli ho detto di no e non mi ha più guardato. C’era la sorella che era qua, quando veniva su dalla sorella non mi guardava per niente. Poi siamo stati a scuola insieme.
Uno mi ha detto: “Ti regalo la macchina da maglieria cucire…”. “No, ninin”. È morto.
Vendeva il pesce e non mi piaceva, era troppo ordinario: “Tu non fai per me, perché io sono tutta diversa. Per primo, io non vado a vendere in piazza, per carità!”. C’ero stata una volta con mio fratello, quando mia cognata ha partorito, ma io per il freddo ero quasi morta. Allora a mio fratello gli ho detto: “Io sulle piazze non ci vengo. Ho preso il mestiere, io sulle piazze non ci vengo. Mi dispiace…”. Faceva la neve ed era pieno di gente perché i contadini sotto natale compravano dieci, quindici chili di castagne e di arance.
“No, non fa per me. io non posso fare ‘sta vita perché non mi piace andare sulle piazze”.
Anche a questo spasimante gliel’ho detto chiaro e tondo: “Tu, carin, non fai per me: sei ordinario, sei gente un po’ rozza”. Mi voleva comprare la macchina: “No ninin, io la macchina la pago da sola, pianino, pianino”. E l’ho comprata e pagata, anzi ne ho consumate quattro!
Non faccio per dire, ma ero molto bella. Di sposarmi non mi è neanche molto importato, però avere dei corteggiatori non mi dispiaceva...
Rielaborazione della testimonianza

 

Dati intervista
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Cognome Nome
Serfilippi Franca
Mestiere svolto
Magliaia
Data di nascita
08/08/1927
Data intervista
13 febbraio 2006
Luogo di Nascita
San Costanzo (PU)
Durata intervista
120 min
Temi principali
Lavoro, Famiglia, Politica, Affettività, Guerra

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