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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA
 
I PIACERI NON COSTANO NIENTE
...Questa è bella, siamo io e mio marito. Siamo vicino alla fonte mi pare, non so se eravamo qui nel paese o in viaggio di nozze.
È stata fatta del 1938, l’anno che ci siamo sposati.
Il 21 di aprile, festa nazionale. Quella volta davano il premio e allora noi ci siamo sposati il 21 di aprile. In viaggio di nozze siamo stati a Roma e io ho avuto una paura! Andare lì, andare là e se non ritrovavamo più la strada?
Avevo come punto di riferimento dove stavamo, da una mia amica, vicino al Colosseo; mangiavamo e facevamo tutto lì. Avevamo una cameretta. Però era un periodo che pioveva sempre, siamo venuti via prima del tempo perché era tempo brutto. Otto giorni mi pare siamo stati.
Del giorno del matrimonio ricordo una grande confusione, eravamo in tre coppie a sposarci, perché ti ho detto che in quel giorno davano il premio.
La sposa non doveva vedere l’altra sposa, perché c’erano sempre i proverbi allora….
Io dovevo stare in casa ad aspettare che le altre passassero, sicché vestita da sposa, con lo scaldino sotto che si moriva dal freddo, non se ne poteva più. Era il 21 aprile ed era freddo freddo. Poi era tardi, abbiamo fatto il rinfresco a casa e siamo partiti con il treno e siamo andati a Roma.
Dopo quando sono passati gli anni i due figli hanno studiato… la femmina non si poteva far studiare perché doveva prendere la corriera, ma andar con la corriera … era tempo di guerra… Allora la signora che stava qui è andata via in Argentina e noi abbiamo comprato la casa con il negozio e per un po’ di anni abbiamo tenuto il negozio qui di sotto; ci stava mia figlia.
Dopo ha sposato, ma l’ha tenuto un po’ anche dopo, ma poi aveva i figli. Io l’ho aiutata, ma più di tanto non potevo perché avevo anch’io il negozio laggiù, dovevo aiutare mio marito, avevo smesso di fare la magliaia, perché laggiù era un’attività un po’ dura.
Avevamo i generi alimentari, dopo avevamo il concime e tutta quella roba lì. Mio marito aveva un camioncino e portava la roba a casa, poi c’era da tenere la contabilità. Di sopra avevamo la casa e di sotto il negozio. Insomma c’era da lavorare, poi c’era da ritirare il grano, i qua e di là, bisognava fare da soli, altri non si potevano prendere perché ci volevano i soldi, la gente voleva essere pagata e se davamo a loro, a noi non ci rimaneva mica niente. Poi mio marito era troppo buono. Diceva sempre di sì e si accontentava di tutto. A me tante volte mi faceva rabbia, perché vedevo queste spose tutte vestite di lusso e io uno straccio di un cappotto l’ho tenuto otto anni! Mi diceva un’amica mia: “Non ti vergogni?”. Alla fine l’ho tinto. Diceva sempre: “Ringrazia il Signore, che quando andiamo a letto non ci manca niente”.
Lui era buono un bel po’. Una volta, al tempo di guerra, non si trovava il vetriolo, il solfato di rame che davano alle viti. Allora gli chiedevano sempre: “Dammene un po’, fammi il piacere”. Sicché a uno gli ha dato un po’ di vetriolo e questo lo voleva pagare, ma lui non ha voluto neanche un soldo: “I piaceri non costano niente”. Il giorno dopo sono venuti su con due polli e lui li ha rimandati indietro! Era troppo buono.
Lui aveva solo la soddisfazione di avere i figli sistemati diversamente, che non facessero il lavoro suo.
La vita è sempre stata una lotta; prima di morire ha avuto la soddisfazione di avere visto i figli sistemati come voleva lui...
Rielaborazione della testimonianza

 

Dati intervista
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Cognome Nome
Simoncini Maria
Mestiere svolto
Ricamatrice
Data di nascita
15/12/1915
Data intervista
20 febbraio 2006
Luogo di nascita
San Costanzo (PU)
Durata intervista
90 min
Temi principali
Famiglia, Lavoro, Guerra, Matrimonio, Riti e costumi,
Tempo libero

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