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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA
 
O CI SPOSIAMO O SMETTIAMO
Al colloquio era presente un amico

...Noi ci frequentavamo da bambini. Sono andato in Svizzera a lavorare e noi avevamo intenzione di fidanzarci, ma c’era il veto della madre, soprattutto, il padre invece era più dolce. Sono andato via ma qualche letterina la mandavo a qualcuno che poi gliela dava. Io avevo il contratto annuale, non ero stabile, ero stagionale. Tornavo in ferie ad agosto e poi tornavo a dicembre, stavo qua il periodo di natale fino a gennaio, i primi di febbraio ripartivo. Quando tornavo portavo valige di sigarette e poi, chi c’era c’ era, io distribuivo sigarette a volontà.
Dopo il primo o secondo anno che ero là mi fidanzai ufficialmente. Ricordo che a mia moglie dissi: “Stasera vengo a casa dei tuoi”. “No dai, stasera no”. “Stasera vengo giù, altrimenti smettiamo tutto che mi sono stancato. Non è possibile andare avanti così”. Divertimenti non c’erano, le macchine non le avevi, cosa facevi? Andavi a fare una passeggiata, andavi al cinema del paese… e basta. Allora dice: “Va bene”.
Era la domenica sera. Suono il campanello, mi viene ad aprire la sorella. “Permesso?”, “Avanti”. Entro dentro. “Lei non c’è?” dico io. Come ha sentito suonare il campanello è scappata, è andata di sopra nella camera per la paura. Ero tutto rosso, capirai mi aveva preso il calore, ho iniziato a dire: “E’ caldo stasera? Fa caldo qui”. “Mettiti a sedere” mi dice il padre e poi s’è messo a dire le solite cose: “Ancora siete ragazzi, è presto. Perché dopo vi stancate”. In realtà non volevano, di me non erano contenti, ma io alla fine ho preso coraggio: “State a sentire, voi siete contento che vengo qui oppure ci vediamo fuori, in giro, di nascosto? Tanto la nostra intenzione è questa”. “Allora se devi fare così, vieni in casa e non se ne parla più”. “Ma lei dov’è?” “Non lo so, era qui adesso, non c’è più”. L’ha chiamata e poi la solita ramanzina. Sai lui, poveretto, aveva il furgoncino, perché andava al mulino, portava la farina. Mi fa vedere le chiavi del furgoncino, così, a penzoloni: “Vedi queste? le chiavi del furgoncino c’è l‘ho io, le vostre le avete voi. Abbiate giudizio”. Come per dire di non metterla incinta, di stare attento.
Però i primi tempi andavamo a ballare e c’era la madre. Volevamo andare al cinema a Fano ma ha iniziato a dire: “Perché succedono tante cose, perché abbiamo paura. Dopo è tardi, è notte”. O in paese o niente. Sono stato fidanzato cinque anni e alla fine mi sono stufato. E allora ho messo un altro stop dicendo: “O ci sposiamo o smettiamo”...
Rielaborazione della testimonianza

 

Dati intervista
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Cognome Nome
Sonnante Domenico
Mestiere attuale
Camionista
Data di nascita
25/04/1946
Data intervista
27 maggio 2006
Luogo di Nascita
San Costanzo (PU)
Durata intervista
120 min
Temi principali
Lavoro, Matrimonio, Famiglia, Tempo libero, Affettività,
Riti e costumi, Emigrazione

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