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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA |
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CHE CAZZO HAI FATTO?
...Dopo una settimana che ero militare a Bologna, alla Pierotti sono fuggito.
Per le regole, la disciplina, ma anche per il mangiare. Mi ricordo eravamo in due, io e un ragazzo di Milano, si chiamava Mirco….abbiamo buttato la monetina, o andavamo Milano oppure venivamo a San Costanzo. È capitato San Costanzo. Abbiamo saltato il muro e abbiamo fatto l’autostop, quella volta l’autostrada arrivava fino a Rimini; ci ha caricato uno fino a Rimini, poi ci ha caricato una signora, sicché siamo arrivati a Fano. Da Fano sono andato a casa con questo ragazzo e mia mamma mi ha chiesto “cosa fai qui?” e io “siamo qui vicino, sta sera ripartiamo” e lei, “vi preparo da mangiare?” “andiamo al mare”. Siamo stati al mare, torniamo a casa c’erano i carabinieri. C’era quello grosso e mi dice “che cazzo hai fatto?” telefonate su telefonate, ci hanno preso e ci hanno caricato alla stazione…come dei detenuti. Ci hanno portato dal Colonnello, che poi noi avevamo un Capitano, per questo tutto sto casino, un Capitano di carriera, aveva fatto l’ Accademia…era piuttosto rigido. Sicché il Colonnello ci ha chiamato uno alla volta e tutti e due stupidi abbiamo dato la stessa motivazione che avevamo la ragazza incinta! Era la motivazione classica che tutti i militari davano! A me mi disse “Sorcinelli stai anche vicino adesso a ferragosto potevi prendere anche una licenza!”.
Invece dentro! 10 giorni senza mai uscire e gli altri 30 in cella soltanto per dormire! Ma io da solo ci sto bene, invece sto stronzo di questo Capitano, ci aveva messo in due celle diverse non è che ci ha messo insieme, e Mirco dopo 2 giorni ha iniziato a urlare,a sbattere la testa…poi io che fine ha fatto non lo so, lo hanno preso e portato via.
Non l’ h0 più visto. Quando urlava io gli dicevo di stare calmo, lui mi parlava da di là…
Ma quaranta giorni dentro ti fai delle amicizie solide! C’erano quei tenentini che mi dicevano “Ancora sei qui?”; mi portavano la granita, il panino con il prosciutto…era una favola. Sto testa di cavolo di Capitano tutti i giorni mi veniva a vedere, tutte le sere mi controllavano, mi spogliavano nudo. Io adesso capisco come si ingegnano i carcerati dentro; avevo la radiolina mimetizzata! Perchè avevo il tavolaccio per dormire e allora questa radiolina l’avevo colorata tutta color del legno… l’unica distrazione era questa radiolina che lui non ha mai trovato! Quando lui non veniva io l’ascoltavo.
Me l’avevano data gli amici. Poi avevi un ora di luce accompagnato dalle guardie e io che li facevo arrabbiare, gli dicevo “Ho bisogno di correre” e loro dietro e io che dicevo: “Fermati tanto ritorno, son qui!” E loro: “Ma il Capitano ci guarda”.
Quando poi andavi a fare la doccia da solo ti toglievano l’acqua che ancora dovevi sciacquarti.
Da li poi finiti i 40 giorni mi hanno mandato, li è stata più dura, in una Compagnia dove c’erano i galeotti, i puniti…
Se mi davano di più mi mettevano a Gaeta.
I primi tempi erano duri, poi piano piano si comincia a conoscerli, a parlarci; io dicevo sempre che avevo dato un cazzotto a un Tenente, perchè uno aveva accoltellato, uno aveva menato … io cosa gli dico? Mica potevo dire che avevo scavalcato il muro!
C’era uno che lo chiamavamo “Maciste”, aveva un fisico proprio da culturista. Quando lui faceva ginnastica, che c’erano le brande a tre, allora lui si metteva nella prima e due uno sopra all’altro e lui sollevava le due sopra, ma la paura era che abbassandole non prendesse il foro dell’incastro. Ti ribaltavi! Ma ne succedevano!
Poi arrivavano quelli che dovevano fare i processi. Però dopo anche li abbiamo cominciato a stare bene, anche se ti rompevano i coglioni… Dopo a me mi hanno messo armiere. Ci sono stati dei casi che dopo è arrivata la polizia; un Maresciallo, Diabolik lo chiamavano, un personaggio in quei fumetti che noi leggevamo,anche questo rompeva un po’ le scatole, finché una mattina la Volkswagen sua aveva tutte le quattro ruote tagliate e sopra con il coltello c’era scritto “abbasso la naja”. Sicché hanno chiesto chi aveva i coltelli, ma i coltelli li avevamo tutti perchè erano in dotazione.
Eravamo in pochi, 27-30 persone … La feccia dell’Esercito Italiano...
Rielaborazione della testimonianza
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Cognome Nome |
Sorcinelli Carlo |
Mestiere attuale |
Artigiano |
Data di nascita |
26/03/1947 |
Data intervista |
15 aprile 2006 |
Luogo di Nascita |
San Costanzo (PU) |
Durata intervista |
120 min |
Temi principali |
Lavoro, Matrimonio, Famiglia, Politica, Tempo libero, Affettività, Riti e costumi, Emigrazione, Guerra
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