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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA |
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DIETRO UNA COVATA
...Oscarin era di sinistra. Ha tagliato i fili delle comunicazioni dei tedeschi e andava giù verso il Cesano ad incontrare gli alleati per fare la spia di com’era la situazione. Il destino ha voluto che ha messo il piede su una mina ed è partito. I tedeschi minavano dove doveva passare il fronte, coprivano con la terra e chi passava sopra partiva. Lui ha fatto ‘sta fine. I tedeschi giravano per trovare chi aveva tagliato i fili e invece hanno trovato questo Paolini nascosto sotto ad un ponte perché aveva paura che lo portavano via per guidare le bestie. Ma loro pensavano che fosse stato lui a tagliare il telefono e l’hanno ammazzato. Paolini era uno che stava quaggiù per la Fonte del Bagnolo, era un contadino.
I tedeschi portavano via le bestie e portavano via gli uomini per accompagnarle fino a Pesaro al Foglia.
Anche all’Italia l’hanno portata fino a Fano, con il mitra puntato che la ammazzavano.
Anche a zia Ermelinda e a quel povero Sanzio ma loro si sono salvati perchè si è opposto il suocero. Sennò li ammazzavano tutti.
Da noi nella stalla, dove stavo io, c’erano sfollate le bestie di Lucarina, quello del paese. Aveva le bestie la da noi perché aveva paura che gliele portavano via: così le ha portate là e là gliele hanno prese sul serio! Hanno preso anche il biroccio nostro. Avevamo un biroccio rimesso a nuovo, verniciato, era come una macchina d’adesso, anzi più bello! Camminava, din, din… Noi usavamo il giogo di Lucarina e i buoi di Natalon per caricare le balle di fogliaccia! La fogliaccia era il tabacco per fare le sigarette. Era roba del governo, noi mettevamo le foglie nei sacchi e loro poi le davano un po’ per uno ai soldati per fumare.
Noi avevamo quel biroccio che chissà cosa ci sembrava che fosse. Bello, pitturato, che quel povero Gig de Roscion lo aveva pitturato tutto, era bello! per quella volta era di lusso. Allora io quando ho visto che portavano via il biroccio, da quanto mi dispiaceva sono andato a togliere un sirol. Gli ho tolto quello perché pensavo che così avrebbe perso la ruota: “Adesso quando vanno via, in fondo pende, esce la ruota e lasciano andare il biroccio.” Dunque prendo ‘sto sirol - quello non era un pinot era un sirol perché sopra aveva la spina per metterlo nella sala e aveva il piatto per salire con i piedi sul biroccio - tolgo ‘st’ affare e fuggo per le covate. E i tedeschi sull’aia pronti a tirarmi perché fuggivo - chissà loro cosa pensavano che avessi portato via! - ma per fortuna c’era la fratta che mi riparava, che mi copriva un po’ e loro non potevano prendere bene la mira. Mi sono nascosto dietro una covata e lì mi sono salvato, sennò può darsi che ero partito. Però quando i tedeschi l’hanno portato via, la ruota anche se non c’era il sirol, non si è mossa, pensa te quanto era fatto bene il biroccio! ...
Rielaborazione della testimonianza
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Cognome Nome |
Spinelli Osvaldo |
Mestiere svolto |
Mezzadro,
coltivatore diretto
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Data di nascita |
16/03/1930 |
Data intervista |
19 aprile 2006 |
Luogo di Nascita |
San Costanzo (PU) |
Durata intervista |
120 min |
Temi principali |
Guerra, Lavoro, Tempo libero, Politica, Famiglia
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