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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA |
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QUINDICIMILA LIRE AL MESE
...Prima sono andato alle elementari in paese, poi all’avviamento a Mondolfo e poi all’istituto professionale, da meccanico. Alla fine sono andato a lavorare a Fano con la bicicletta. Ritornavo a casa alle nove della sera e una volta ho preso un temporale su per la Tombaccia e la salita non l’ho vista tanto sono andato forte dalla paura! Avevo 17-18 anni. Quella volta anche mia nonna che mi aspettava aveva avuto paura e ha detto: “Fai un motorino”. Allora ho fatto un motorino, un 48 e lo pagavo a rate.
Era il ‘55, ’56, mattina e sera, la strada tutta di breccia, dopo mi toccava passare per le Torrette perché la Tombaccia la stavano aggiustando e sono anche caduto dal motorino.
Sono andato a lavorare a Fano fino al militare, fino a 20 anni, dopo ho fatto una Vespa nuova, prendevo quattro mila lire alla settimana. La pagavo a rate ma alla sera non uscivo,non spendevo, non ero un girandolone, stavo a casa, perché si lavorava il sabato a anche la domenica fino a mezzogiorno. Io, allora, pagavo la rata di 8000 lire al mese e con 500 lire di miscela ci riempivo il serbatoio e ci andavo a lavorare tutta la settimana.
Dopo ho messo su un’officina per conto mio. I miei erano contenti, loro c’avevano un po’ di terra, facevano i contadini, erano coltivatori diretti. La terra l’avevano comperata nel 1919 quando mio nonno era tornato dall’Argentina. Io li aiutavo qualche volta, ma non è che era una gran passione: li aiutavo a fare il pagliaio, a fare i covi quando si mieteva, quando si faceva il barcone e quando c’era la trebbia buttavo via la pula.
Avevo un fratello, lavorava da un notaio a Marotta, era più piccolo di me di dodici anni. Ha preso l’esaurimento e si è impiccato in casa: alla sera l’ho visto ed era normalissimo, ma poi quando mi hanno chiamato il giorno dopo era già morto. Dopo mamma aveva comperato il terreno e io un pezzo alla volta ho fatto il capannone per l’officina e ho finito la casa. Quando mi sono sposato mia moglie mi aiutava a lavar le macchine e ad asciugarle. Quella volta la terra era un bel po’: porca miseria, era tutta terra, tutta breccia per le campagne… Quando arrivava il pulmino di don Antonio, riempivo il lavaggio di terra. Dovevi lavare bene ed ero sempre tutto bagnato, alla notte non dormivo più, lavavo tutti i motori, tutto a mano per 1500 lire e mettevi da parte anche qualcosa!
Mia moglie fino alle quattro lavorava da me e poi d’estate andava nell’albergo e io alla sera verso le undici andavo giù a prenderla. Prima di sposarsi (l’ho sposata nel ’67) ha lavorato da Mantini: Gli toccava lavorare nella fabbrica e poi le dava il lavoro a casa. Il sabato sera le dava il lavoro a casa per il lunedì e non le dava un soldo in più! Quella volta si lavorava così perché uno era appassionato del lavoro. Non c’era neanche niente e se uno prendeva qualcosa chissà cosa sembrava. Lei prendeva quindicimila lire al mese...
Rielaborazione della testimonianza
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Cognome Nome |
Tesei Celestino |
Mestiere svolto |
Meccanico |
Data di nascita |
27/11/1938 |
Data intervista |
16 giugno 2006 |
Luogo di Nascita |
San Costanzo (PU) |
Durata intervista |
45 min |
Temi principali |
Lavoro, Matrimonio, Famiglia, Guerra, Emigrazione
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