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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA |
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ADESSO MUOIO CONTENTO
...Alla nonna è morto il marito quando aveva tre figlie e uno nella pancia. È morto con un scornata di un bue, è morto perché lo hanno portato all’ospedale con il biroccio con le vacche ma ci hanno messo un bel po’ per andare a Fano. Sennò non moriva. Quella volta usava andare a dormire nudi, lui di notte aveva sciolto un bue che gli ha dato una scornata e gli venivano fuori i budelli. Se succedeva adesso c’è il Pronto Soccorso non moriva. Lei poveretta è rimasta con tre figli, uno nella pancia. Il fratello ha tirato su tutti i figli, voleva più bene ai figli di nonna che ai suoi. Io la chiamo nonna perché usa così quaggiù quando uno si sposa, sennò sarebbe la nonna di mio marito. Per lui erano tutti uguali. Dopo quando sono diventati grandi ed era ora che si sposavano allora loro sono andati via, quelli dell’altro getto, e sono rimasti tutti i figli del fratello del marito di nonna. Gli altri sono andati via, ormai erano grandi, cosa stavano a fare lì? Sennò prima eravamo trenta persone.
A mio marito è morta la mamma che aveva quarant’anni. Ha lasciato quattro figli, uno le è morto dopo 40 giorni, il Signore lo ha raccolto sennò come facevano. Lei è morta perché aveva il male di cuore, il dottore, siccome lei ha avuto un’altra malattia, le ha dato una medicina che il marito è andato a prenderla a Senigallia che qui non si trovava. Dopo le ha fatto sta iniezione, ma gliene doveva fare poco per volta perché lei aveva il male di cuore, invece l’hanno fatta tutta e con quell’ iniezione è morta. Dunque tu pensa, è andato a Senigallia, con la bicicletta quella volta. Hanno sofferto anche loro, sono cresciuti che c’era la nonna che era una donna buona un bel po’. Lei era coma una madre, perché la sorella di mio marito aveva otto anni, faceva da mangiare e doveva mettere il banchetto sotto. Mio marito quando è morta la madre aveva 16 anni ed era il più grande. Dopo aveva la zia, la sorella del padre di mio marito, veniva su sempre, lei li ha aiutati un bel po’, lei era una donna buona. Quando abbiamo sposato noi eravamo centoquaranta persone, hanno fatto da mangiare per tutti in casa, nella capanna, ma la capanna era piccolina e tutti non ci stavamo; pioveva, hanno coperto con il tendone. Ha avuto il coraggio anche lei, la zia.
Io quaggiù ci stavo bene un bel po’ nella famiglia sua. Sì, perché c’era nonna che era una donna buona,da loro era una famiglia dove non si sentiva una bestemmia, tutta la famiglia, era una famiglia buona, era di cuore, tutto il paese andava lì a fare l’erba, diceva che c’era da mangiare per tutti, invece noi abbiamo sofferto la fame. Diceva il marito mio: “Noi non abbiamo sofferto niente”. Lì c’era la provvidenza, era una famiglia buona. Quando è morto lo zio che ha tirato su tutti i figli, ha detto: “A me dispiace di morire perché non so chi devo chiamare”. Dopo gli è apparsa la Madonnina che gli ha detto: “Chiama mamma” e così lui ha detto: “Adesso muoio contento”. Lui diceva sempre il “Padre Nostro” e la corona, “Lo dico a quel rosmarino perché non lo so più a chi lo devo dire”. Queste cose me le raccontava nonna, cioè la nonna di mio marito. Era una famiglia buona. Erano quattro sorelle che sono morte tutte a 85-88 anni. Invece mia madre è morta quando mio figlio aveva cinque anni; è morta presto nel 1959. Sì, i genitori miei sono morti presto tutti e due, cinque anni sono trascorsi tra l’uno e l’altro...
Rielaborazione della testimonianza
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Cognome Nome |
Urbinati Evelina |
Mestiere svolto |
Casalinga,
mezzadra,
coltivatrice diretta
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Data di nascita |
01/01/1931 |
Data intervista |
10 aprile 2006 |
Luogo di Nascita |
Cerasa di
San Costanzo (PU) |
Durata intervista |
120 min |
Temi principali |
Lavoro, Famiglia, Tempo libero, Vacanze, Affettività,
Riti e costumi, Guerra, Matrimonio
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